Francesco d’Assisi iniziò da solo la sua vicenda di conversione e radicale sequela del Signore, ma ben presto fu seguito da diversi altri compagni. Quella vita che era giudicata follia nei primi tempi, risultava a poco a poco sempre più attraente e affascinante per numerosi fratelli.
Nel 1209 il numero dei primi frati arrivò a dodici. A quel punto, come ci racconta san Bonaventura, «vedendo che il numero dei frati a poco a poco cresceva, il servitore di Cristo scrisse per sé e per i suoi frati, con parole semplici, una formula di vita nella quale, posta come fondamento imprescindibile l’osservanza del santo Vangelo, inserì poche altre cose che sembravano necessarie per vivere in modo uniforme» (Leggenda Maggiore, III.8; FF 1061).
Non solo: Francesco capiva che quel propositum vitae non doveva servire solo per organizzare meglio la vita fraterna, ma doveva essere presentato al papa. In un tempo difficile, attraversato da vari movimenti pauperistici ed ereticali, era necessario che lo stile di vita e la predicazione del nascente ordine dei «frati minori» ricevessero l’approvazione della massima autorità della Chiesa.
Fu così che in quello stesso anno (1209), dopo essersi recati a Roma e aver ricevuto udienza dal sommo pontefice, Francesco e i primi compagni ricevettero l’approvazione orale di papa Innocenzo III per la loro «formula di vita».
Un percorso progressivo
Negli anni la famiglia dei frati cresceva, così come la riflessione sul modo di portare avanti la loro vita e la loro predicazione. È molto interessante leggere la testimonianza del vescovo Giacomo da Vitry, che in una lettera del 1216 scrive che i «frati minori» convengono una volta l’anno nel luogo stabilito (questo è il cosiddetto «capitolo generale») e qui «avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulano e promulgano le loro leggi sante e confermate dal signor papa» (FF 2208).
Proprio al capitolo di Pentecoste del 1221, infatti, vedrà la luce un nuovo testo normativo elaborato da Francesco con la collaborazione dei suoi confratelli, ben più complesso del primo «propositum», e anch’esso approvato dal successore di Pietro. Questo documento è la cosiddetta «Regola non bollata» (perché ricevette da papa Onorio III un’approvazione orale e non tramite una bolla papale).
La stesura definitiva
Sappiamo bene che per Francesco non fu facile comporre le tensioni tra le varie opinioni dei frati – nel frattempo saliti a qualche migliaio – riguardo alla Regola. C’era inoltre da tener conto delle esigenze anche formali che richiedeva la stesura di un documento giuridico così importante. La curia romana guardava con attenzione a questo processo, come anche i vari sapienti e giuristi che nel frattempo erano entrati a far parte dell’ordine.
Finalmente, tre anni prima della sua morte, il santo di Assisi mise mano alla redazione definitiva della Regola dei Frati Minori. Nel settembre del 1223, Francesco si ritirò vicino a Rieti, nell’eremo di Fonte Colombo (dalla fonte che lui stesso chiamava fons columbarum, perché vi aveva visto abbeverarsi delle piccole colombe). Lì, con frate Leone, Bonizio da Bologna e qualche altro stese i 12 capitoli del testo che poi fu presentato al papa.

E così fu bollata
L’originale della regola è di fatto una pergamena, custodita oggi nella Basilica di San Francesco in Assisi, e rappresenta un documento storico eccezionale, oltre ad essere una reliquia molto cara ai francescani. Tale pergamena riporta il testo della Regola di Francesco all’interno della lettera di conferma redatta dalla Cancelleria pontificia: si tratta della lettera Solet annuere (dall’incipit: «La Sede apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti») siglata definitivamente da papa Onorio III il 29 novembre 1223.
È proprio il sigillo del pontefice, che pende dalla pergamena ed è detto “bolla”, a definire questa ultima redazione della Regola francescana come bollata, distinguendola dalle precedenti, che non avevano ottenuto tale riconoscimento.
Dopo aver visto il processo che ha portato alla formazione della Regola, nelle prossime settimane cercheremo di comprenderne i nuclei portanti. Tutt’ora infatti è quella stessa Regola che governa e ispira la vita dell’intera famiglia francescana, delineando il modo in cui i seguaci di san Francesco devono vivere la loro vocazione nella quotidianità.
( fonte: vocazionefrancescana.org)
