• 9 Febbraio 2026 5:46

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento a cura di Suor Cristiana Scandura

Martedì della III settimana di Avvento 

Letture: Sof 3,1-2.9-13   Sal 33   Mt 21,28-32

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma poi non vi andò» (Mt 21,29-30).

vangelo-2-300x180 ApparenzaSpesso dentro di noi sono presenti entrambi i figli: quello che dice di sì per compiacere Dio o il prossimo, ma in realtà senza alcuna convinzione, solo per fare bella figura o perché ha paura del giudizio degli altri. E l’altro figlio, quello più irrequieto e un po’ ribelle, che dice di non volere andare a lavorare nella vigna, semplicemente perché non ne ha voglia, ma che alla fine ci va.

Dio preferisce questo secondo atteggiamento, cioè preferisce l’autenticità, anche se questa non sempre è esemplare.

Leggendo questo brano evangelico, ma anche tanti altri, balza subito all’attenzione che Gesù nutre una cordiale antipatia, direi proprio un’allergia, verso un atteggiamento in particolare: l’ipocrisia. L’ipocrisia è l’esatto contrario della semplicità. La semplicità è unità di vita, unità tra ciò che pensiamo, ciò che diciamo e ciò che viviamo. La semplicità è anche essenzialità, leggerezza e trasparenza. Essa è di una bellezza disarmante.  Il semplice non si preoccupa della propria immagine o della propria reputazione, non è mosso da calcolo, non pensa male del prossimo, non sospetta di nessuno, perché come uno è nell’intimo, così vede gli altri.  L’ipocrita invece è doppio di cuore, cioè vive e pensa una cosa e ne dice un’altra. E questo, sia in relazione a Dio, sia in relazione ai fratelli. Essere religiosi può essere solo un’apparenza per compiacere Dio, ma ciò che conta è quello che scegliamo nel cuore al di là dell’apparenza.