Commento di Fra Giuseppe Maggiore
II domenica di Natale
Letture: Sir 24,1-4.12-16; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18
Riecco il prologo del Vangelo secondo Giovanni letto proprio il giorno di Natale, forse non lo ricordiamo perché storditi dai preparativi del Natale, dai pranzi e dai regali. Un testo difficile, di alta Teologia. Abbiamo due scelte: la prima è quella di fare un’esegesi, magari facendoci aiutare dall’intelligenza artificiale, l’altra scelta è assumere l’atteggiamento degli innamorati, fare silenzio e pendere dalle labbra dell’amato ascoltandolo.
Mentre scrivo sta albeggiando, e rileggendo il brano di Giovanni mi sento le vertigini, e come se mi portasse in alto e mi invitasse a volare. E come cantava qualche anno fa Jovanotti, “la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare”. C’è solo da fidarsi. E come fai a non fidarti di un Dio che, come scrive San Paolo “ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia”.
Inizia a fare luce e continua a risuonare in me “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. E ancora “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”. Come si fa non capire che facciamo parte di un Tutto più grande di noi. Non serve la Teologia per capire che questo è un inno degli innamorati. Apri le finestre del tuo cuore e fa entrare la luce, non quella che abbaglia, ma quella che illumina i tuoi passi, quella che ti riscalda.
Capire che il nostro Dio, il Dio di Gesù è diverso da come ce lo immaginiamo, così vero e autentico. Bisogna togliere le squame dagli occhi ed entrare in relazione vera con i fratelli e le sorelle che incontriamo alla fine incontreremo il vero volto di Dio, volto disarmato e disarmante.
Come fare? Lo apprendiamo da ciò che ci dice Giovanni: “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio”. Il figlio apprende dal Padre ad amare, è il volto del Padre, ma poi sceglie con il Padre e lo Spirito di mettere una tenda fra le tende dell’accampamento umano: “e venne ad abitare”, letteralmente piantò la sua tenda, “in mezzo a noi”. Imparare dal Padre la fraternità, la comunione, avere il coraggio di accogliere. Il Verbo che si fa Carne ha bisogno di essere accolto, non bombardato, non respinto, non messo ai margini.
“A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Ma ci rendiamo conto della grandezza del dono… faccio mie le parole di Paolo Curtaz: “Io sono figlio di Dio. Non m’importa essere altro. Né premio Nobel, né grande star. Sono già tutto ciò che potrei desiderare”. Eppure a differenza del Verbo che impara dal Padre come essere tenerezza, umiltà, come essere pane per l’altro, noi facciamo di tutto per avere i nostri piccoli poteri, corriamo per occupare i primi posti, a tutto ciò che mi da popolarità rinunciando all’essere profezia.
Dio cambia la storia dell’umanità con la nudità di un Bambino, niente invasioni, niente eserciti, niente prove di forza, ma tanta tenerezza. Sta all’uomo accogliere tale proposta.
Il potere di essere figli è sapere essere fratelli di ogni umana creatura, acquisire la logica di un Dio che si fa carne, cioè concretezza per fare la rivoluzione della tenerezza e dell’amore che si dona gratuitamente. Apriamo le tapparelle dei nostri occhi, del nostro cuore e abbiamo il coraggio di vivere il Vangelo in maniera autentica.
È giorno, scorgo un piccolo e timido raggio di sole che si fa spazio tra il cielo grigio, penso, ci vorrebbe un soffio di vento per fare spazio al sole… Forse nella nostra vita ci vorrebbe un po’ di abbandono allo Spirito Santo per poter spazzare le nuvole e fare entrare il Sole vero, quello che vuole abitare fra noi e con noi.
A volte mi chiedono dov’è Dio, dove posso trovarlo, rispondo, “Ovunque. Il problema è che noi non abbiamo più gli occhi per vederlo, perché siamo troppo concentrati su noi e i nostri bisogni“.
Ronchi in un suo commento rilegge Giovanni così: “In principio sta la tenerezza, e la tenerezza è presso Dio, e la tenerezza era Dio, da sempre”. Gesù è venuto a portare sulla terra la rivoluzione della tenerezza… e noi che rivoluzione stiamo portando?
Buona domenica!
