Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
II domenica del Tempo Ordinario
Letture: Is 49,3.5-6; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34
“Vedendo Gesù venire verso di lui”. Gesù è colui che cammina con noi per condividere un pezzo di strada con l’uomo. Nell’andare verso il Battista Gesù va verso ogni uomo predisposto ad accoglierlo. Come abbiamo già detto Gesù si fa uno dei tanti, si fa vicino, ci raggiunge, si auto invita a casa nostra. È solidale con ogni uomo, non fa alcuna differenza, non discrimina nessuno. È presente nei luoghi di guerra, di violenza, di disperazione, di degrado. Lo è attraverso coloro che dove è odio portano l’amore, dove è offesa portano il perdono, dove è guerra portano pace.
“Ecco l’agnello di Dio”. Non l’immagine di un leone ruggente, o dell’aquila o dell’orso grizzly, il nostro è un Dio che viene come un agnellino, che a differenza delle creature citate precedentemente e simboli di grandi potenze, non invade, non si impone, non fa a sgomitate per avere incarichi e posti di prestigio, non usa l’uomo per propri fini. Un agnellino che esprime umiltà, tenerezza, che si fa prendere in braccio. Un agnello come tanti sacrificati nel tempio di Gerusalemme, come tanti sacrificati ancora oggi nelle strade del mondo. Ogni religione immolava qualcosa a Dio, il nostro Dio invece si immola per noi, lo ha fatto sulla Croce e continua a farlo nell’Eucarestia. “Dio ha guardato l’umanità e l’ha trovata smarrita, malata, sperduta come agnellini in mezzo ai lupi, e non l’ha più sopportato. E si è fatto uomo” (Ronchi). Inviando Gesù, ha portato se stesso.
Il termine agnello in aramaico significa anche servo. Gesù mette tutta la sua vita a servizio dell’umanità, soprattutto di quella umanità respinta, scartata… violentata dal potere e dall’egoismo. Un servizio all’ uomo non per apparire, ma per essere immagine di Cristo servo.
L’immagine dell’agnello è un’immagine di non potere, di resistenza alla sopraffazione all’oppressione. Ecco l’agnello che toglie l’egoismo, che toglie la cattiveria, che toglie dal cuore dell’uomo tutto ciò che non è solidarietà, accoglienza, condivisione.. Amore.
“Io non lo conoscevo”. Non c’è possibilità riconoscimento di Cristo senza lo Spirito Santo: non c’è altra via se non quella di accostarsi a Gesù nel mistero della sua persona di Figlio di Dio, in quello della sua presenza come Parola che parla nella Scrittura o come Pane donato in cibo nell’Eucaristia. È questo Spirito, comune al Padre e al Figlio, che ci apre al mistero di Gesù, che ci conduce al Padre. Sentiamo dunque quanto sia insostituibile la sua presenza!
“E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”. E dopo aver fatto esperienza della Sua presenza, dopo aver sperimentato la Sua tenerezza e dolcezza, non possiamo non testimoniarlo.
Come scrive Curtaz, possiamo farlo solo se sperimentiamo, non per sentito dire. Possiamo testimoniare solo se ammettiamo di non conoscere e ci poniamo all’ascolto, se ammettiamo di non conoscere a sufficienza. Giovanni testimonia che ha scoperto in Gesù il Figlio di Dio.
Quanto è bello alzarsi la mattina con il desiderio di incontra Gesù nella preghiera, nei sacramenti, nel fratello, nella società in cui viviamo, conoscerlo attraverso l’ascolto costante della Parola e testimoniare ai crocicchi delle strade che è Lui il Cristo, il Figlio di Dio, morto e risorto per ognuno di noi.
Buona domenica!
