Commento al Vangelo di Fra GiuseppeMaggiore
IV domenica del Tempo Ordinario
Letture: Sof 2,3; 3,12-13/1Cor 1,26-31/Mt 5,1-12
“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli…”
Siamo alla continua ricerca della felicità. Pensiamo che per essere felici basti avere successo, avere denaro, avere potere su qualcosa o su qualcuno, avere il controllo anche su un piccolo gruppo…
Gesù oggi con le beatitudini smonta la nostra ricerca. Su un monte come Mosè, ci indica attraverso ciò che amo definire una bella notizia, gli ingredienti della felicità. Siamo tutti dei morti di fame di felicità, di pace, di gioia, di serenità. Dai, le abbiamo provate tutte, abbiamo cercato la felicità nelle auto, nelle relazioni disordinate, nei locali di divertimento o di svago… nulla. Felicità effimere, momentanee. E non è vero chi copre un ruolo importante nella politica, nella società, nella Chiesa o nella parrocchia è davvero felice, se non lo vive nella logica di Dio può conquistare il mondo, ma non basta.
Il cristianesimo è una chiamata alla felicità, non una chiamata all’etica, alla perfezione che spesso si trasforma in narcisismo spirituale. Bisogna abbandonarsi alla potenza dello Spirito Santo, tornare al Vangelo.
Gesù ci fa una proposta folle, ma davvero affascinante, ci indica otto modi: felici i poveri, gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno gli occhi bambini, i disarmati, quelli che sono coraggiosi perché inermi.
In un mondo dove sta regnando la violenza, dove si esercita potere e forza per ottenere ad ogni costo ciò che si vuole, dove per ottenere consensi si usa la menzogna e il ricatto, Gesù ci spiazza dicendoci che il nostro Dio, il vero Dio a scanso di equivoci, è un Dio che usa misericordia, che ama la pace disarmata e disarmante, che per amore soffre con l’uomo, si fa pane, si fa prossimo.
Il nostro Dio in Gesù ci dice che “I poveri non sono beati perché poveri, ma perché solo guardando il mondo con gli occhi degli ultimi trovi la strada per un futuro buono comune. Beati i poveri in spirito dice Matteo: beato chi ha scelto per un motivo grande di spezzare il suo pane con gli altri; chi ha scelto, in nome dell’umano, la vita sobria e solidale, perché tutti abbiano il necessario. Perché solo il pane “nostro” è pane di Dio. (Ronchi).
Beato, cioè felice è colui che non avendo nulla da perdere si fida e i affida a Dio. Beati sono coloro che si fanno voce di chi gli viene tolta con ricatti e minace. Beato è chi ci mette la faccia per far valere i diritti di ogni essere umano, perché sa riconoscere nel volto di ogni uomo, donna, vecchio o bambino il volto di Dio. Beato è chi cerca la giustizia non per fini vendicativi, ma perché qualunque cosa fi compie nei confronti degli scartati, emarginati e non desiderati, si fa a Dio.
Beato è chi usa misericordia. La misericordia, il perdono che il Signore ci dona quotidianamente, siamo chiamati a donarlo a chi incontriamo.
È felice chi usa misericordia. Francesco di Assisi nel suo testamento afferma: “Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo.
E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.”
Siamo chiamati ad essere felici attraverso una vera conversione. Abbandoniamo la logica dell’uomo per abbracciare quella di Dio. È difficile ciò che ci propone il vangelo, ma ci da quella dolcezza che niente e nessuno ci può dare. Usare misericordia come Gesù con la donna adultera, con i lebbrosi, con Zaccheo, con la samaritana… con te e con me. Lasciamoci condurre dal Signore anche in vie impervie, difficili o pericolose per usare misericordia ed essere veri operatoti di pace.
Aggiustare tutto con la forza, con la guerra con leggi restrittive, con la richiesta dei pieni poteri, non rientra nello stile di Dio. Usare Dio per esercitare il potere e fare guerra è contro la pace… è contro Dio stesso.
La vera beatitudine è vedere Dio in tutto ciò che facciamo. “solo Dio basta” é questo ciò che veramente ci rende felici.
Buona domenica!
