• 9 Febbraio 2026 2:00

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Frane in Sicilia. La burocrazia, ostacolo ad ogni tentativo di ripresa

Niscemi e San Fratello.

di Benedetta Carroccetto – Quando si parla di calamità naturali in Italia, è impossibile non pensare alla straordinaria resilienza dei suoi cittadini. Nonostante le tragedie che devastano le terre e le vite, la risposta delle comunità è sempre stata esemplare. Tuttavia, se da un lato la determinazione della popolazione emerge con forza, dall’altro c’è un ostacolo che spesso frena ogni tentativo di ripresa: la burocrazia. Un nemico invisibile che non fa distinzioni tra il Nord e il Sud del Paese, rallentando e complicando il processo di ricostruzione. Ogni volta che una calamità colpisce, emergono le stesse difficoltà, mettendo in luce un sistema che stenta a evolversi e che, anziché stimolare la speranza, finisce per soffocarla.

La domanda che sorge, allora, è: come possiamo superare l’inefficienza burocratica per accelerare la ricostruzione?

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San Fratello. Frana del 2023

San Fratello è un simbolo di questa lotta tra resilienza e burocrazia. La sua storia è costellata di disastri naturali che hanno messo a dura prova la comunità. A cento anni dalla tragica frana del 1922, il paese ricorda quella del 10 febbraio 2014, e, più recentemente, quella del 2023. Ognuna di queste calamità racconta non solo il dolore e la speranza dei suoi abitanti, ma soprattutto una sfida mai vinta: quella contro i ritardi e le difficoltà legate alla ricostruzione. Nonostante il dramma, i cittadini di San Fratello hanno dato prova di grande forza e solidarietà, cercando di superare l’emergenza con risorse proprie. Tuttavia, mentre la popolazione reagiva prontamente, le istituzioni hanno risposto con lentezza e inefficienza.

Un aspetto paradossale nella gestione delle emergenze, come nel caso della frana di San Fratello nel 2023, è che, nonostante il governo regionale e nazionale abbiano stanziato tempestivamente i fondi per la ricostruzione e le ordinanze di emergenza siano state emanate, a distanza di quasi tre anni, nessun lavoro concreto è stato intrapreso. Questo scarto tra le risorse disponibili e la realtà dei fatti è emblematico del fallimento del sistema burocratico italiano.

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San Fratello, frana 2010. Ciò che resta della Chiesa dedicata a San Nicola di Bari

La tempestività con cui sono stati stanziati i fondi si è rivelata inutile, senza una gestione efficiente dei processi necessari per avviare i lavori. Le ordinanze sono state emesse, ma la macchina burocratica, come al solito, ha bloccato ogni tentativo di intervento immediato. Il paradosso è che, mentre le risorse economiche erano già a disposizione, i tempi burocratici, hanno impedito che il denaro fosse effettivamente utilizzato per la ricostruzione. Questo ha provocato un’ulteriore frustrazione nella comunità, che si è trovata a fronteggiare non solo la calamità naturale, ma anche un sistema che non riesce a rispondere alle emergenze in modo tempestivo. Questa situazione non è limitata al Sud Italia.

Le alluvioni in Liguria o i disastri vissuti in Piemonte hanno evidenziato come i problemi burocratici siano simili in tutta Italia. Il sistema burocratico non sembra mai pronto ad affrontare le emergenze con la velocità necessaria, rallentando l’aiuto che, invece, dovrebbe essere tempestivo.

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La zona rossa di Niscemi deserta inaccessibile a causa della frana, 30 gennaio 2026. ANSA/ORIETTA SCARDINO

A gennaio 2026, Niscemi, un altro paese siciliano, è stato colpito da una frana che ha riacceso le paure e le domande sulla gestione delle emergenze. Mentre San Fratello guarda al passato, riflettendo su un secolo di difficoltà, il pensiero corre anche al presente e al futuro di Niscemi. Riuscirà la comunità siciliana a evitare le difficoltà burocratiche che hanno segnato la ricostruzione di San Fratello? La speranza è che le lezioni del passato vengano finalmente accolte, e che Niscemi non debba affrontare la stessa odissea burocratica.

La lezione che arriva da San Fratello è chiara: la resilienza dei cittadini non basta se non viene accompagnata da un intervento tempestivo e ben organizzato da parte delle istituzioni. La forza di volontà dei singoli non può essere l’unico motore per la ricostruzione. Il supporto delle autorità deve essere immediato, concreto e privo di intoppi burocratici.

Se l’Italia vuole guardare al futuro con fiducia, deve mettere al centro la gestione rapida ed efficace delle emergenze, imparando dalle cicatrici lasciate dalle tragedie passate. Solo così, ogni paese colpito dalla natura potrà rialzarsi senza dover affrontare anche il peso di un sistema che lo rallenta ulteriormente. La ricostruzione deve diventare un atto collettivo, veloce e concreto. Un’azione che onori la memoria delle vittime e rispetti la resilienza dei cittadini, permettendo loro di tornare a vivere, lavorare e prosperare nel proprio territorio senza essere ostacolati dalle difficoltà burocratiche. Solo allora, le comunità italiane potranno davvero risollevarsi, libere dai vincoli di un sistema che, troppo spesso, le ha rallentate invece di aiutarle.