• 13 Febbraio 2026 16:36

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Papa Leone: “in Quaresima digiuno dalle parole che feriscono gli altri”

Nel suo messaggio per il tempo di preparazione alla Pasqua 2026, dal titolo: “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, il Papa chiede forme di “astensione concreta” come “disarmare il linguaggio” e coltivare la gentilezza, ma anche di ascoltare la Parola di Dio e il grido degli ultimi, e di farlo insieme, nelle nostre comunità, aperte all’accoglienza di chi soffre

Nel suo messaggio per la Quaresima 2026, Papa Leone XIV invita a chiedere la grazia per un tempo che “renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi” e perché tutti abbiano “la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro”. Infine invita ad impegnarsi “affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.

Un tempo per rimettere Dio al centro della nostra vita

Un testo reso pubblico oggi, 13 febbraio, ma firmato il 5 febbraio, memoria di Sant’Agata vergine e martire, dal titolo “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”. Nel tempo di quaranta giorni che precede la Pasqua, e che si apre mercoledì 18 febbraio, ricorda infatti il Papa, la Chiesa “ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”.

Ascolto della Parola e del grido di chi soffre

In questo cammino di conversione è fondamentale lasciarsi raggiungere dalla Parola di Dio, sottolinea Leone XIV, e rinnovare la decisione di seguire Gesù fino a Gerusalemme, “dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione”. Per questo richiama l’importanza di dare spazio a questa Parola attraverso l’ascolto, che è un tratto distintivo di Dio stesso. Il Signore che parla a Mosè nel roveto ardente gli dice infatti di aver udito il grido del suo popolo oppresso in Egitto. Un “Dio coinvolgente”, commenta il Pontefice, che ci raggiunge con pensieri “che fanno vibrare il cuore”

Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.

In questo modo, prosegue Papa Leone, ci lasciamo istruire da Dio ad ascoltare come lui, fino a riconoscere, e qui cita la sua Esortazione apostolica Dilexi te, che “la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa”.

Il digiuno dispone all’accoglienza della Parola

Il Papa ricorda poi che il digiuno, esercizio ascetico “insostituibile nel cammino di conversione”, è una pratica concreta “che dispone all’accoglienza della Parola di Dio”.

Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Il digiuno e la fame di giustizia

Quindi Leone XIV cita Sant’Agostino, che ne “L’utilità del digiuno” ricorda che solo gli angeli si saziano del “pane” della giustizia, mentre gli uomini, in vita, “ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso”.

Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Disarmare il linguaggio, rinunciare alle parole taglienti

Il Pontefice ricorda però che nel digiuno va sempre evitato l’orgoglio, e va quindi vissuto “nella fede e nell’umiltà”, in comunione con il Signore, e deve sempre includere “anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio”. Per questo invita tutti “a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”.

Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme in comunità, compiere un cammino condiviso

Dopo “ascolto” e “digiuno”, la terza parola del messaggio di Papa Leone XIV è “insieme”, perché “la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno”. Ricorda che la Scrittura narra che il popolo d’Israele si radunava “per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge” e praticare il digiuno, “in modo da rinnovare l’alleanza con Dio”.

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale.

Nelle nostre comunità ecclesiali, come pure nell’umanità “assetata di giustizia e riconciliazione”, conclude il Papa, “la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni”, come la qualità del dialogo, e la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà.

(fonte: vaticannews.va – Alessandro Di Bussolo)