Se i dati di Frontex dicono che gli arrivi via mare calano (anche grazie alle intese multilaterali fra Paesi) e invece le vittime dei naufragi aumentano, invece di fermare chi salva sarebbe meglio incrementare soccorsi e cooperazione
Di solito, in qualsiasi ragionamento, i dati sono una base di partenza e un buon ausilio, a patto che non siano truccati. Lo sono, dunque, anche se si intende esaminare con schiettezza il fenomeno dei flussi migratori verso l’Europa, che va avanti da decenni a ondate più o meno intense a seconda delle situazioni (conflitti, carestie, siccità, crisi economiche, politiche o sanitarie) in atto nei Paesi di partenza dei migranti. Orbene, da qualche anno a questa parte le statistiche fornite dagli analisti di Frontex – l‘Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera – fotografano una realtà non proprio sovrapponibile alla rappresentazione che, nell’agone politico, taluni continuano a fare delle migrazioni verso il Vecchio Continente.
Dopo i 385mila ingressi alle frontiere europee del 2023 (il dato più alto dal 2016) nei due anni seguenti i flussi sono scesi nettamente, con 240mila ingressi nel 2024 (meno 38%) e 178mila nel 2025 (un ulteriore meno 26%), il livello più basso dal 2021. Non solo: le cifre preliminari relative all’inizio del 2026 (di cui riferiamo in questa pagina) riportano a gennaio un evidente meno 60% di attraversamenti irregolari delle frontiere Ue, che diventa meno 67% sulla rotta del Mediterraneo centrale, che interessa direttamente l’Italia.
Ora, questa sfilza di percentuali non serve a tramortire i lettori, ma a ragionare sul fatto che, mentre alcuni continuano a sbandierare proclami da «emergenza», i numeri ribadiscono l’opposto. Per amor di verità, va aggiunto che – stando agli analisti di Frontex – la flessione di questi mesi invernali potrebbe in parte essere dovuta a burrasche e mare grosso, che avrebbero spaventato molti partenti e indotto alcuni trafficanti a rallentare. E, se così fosse, le percentuali potrebbero cambiare parzialmente col bel tempo. Tuttavia, il trend degli ultimi anni pare abbastanza delineato. E, se non dovesse affacciarsi all’improvviso sul pur sempre agitato scenario globale qualche altra crisi umanitaria, pare difficile che si raggiungano le vette di qualche anno fa.
Cosa ha determinato quel calo costante? Una motivazione, e non da poco, la fornisce la stessa Frontex, convinta che abbia giocato un ruolo la maggior collaborazione tra l’Unione Europea e alcuni Paesi di transito e di partenza.
Ecco dunque un primo elemento di realtà: la cooperazione fra Stati inizia a funzionare. E su quel piano, pertanto, l’approccio del Governo italiano col Piano Mattei e le continue missioni in Libia e in altri Paesi affacciati sul Mediterraneo, da parte della premier Giorgia Meloni e dei suoi ministri (il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, ad esempio è fresco reduce da una girandola di incontri in Libia) può pagare. Perché, è convinzione di molti analisti, le intese bilaterali o multilaterali alla lunga possono davvero funzionare.
Nel frattempo, però, c’è un altro dato da considerare: se gli arrivi calano, le vittime lungo il tragitto aumentano. Nel solo gennaio appena trascorso, l’’Oim stima che 450 uomini, donne e bambini siano annegati nel Mediterraneo. Un numero, stavolta, inquietantemente in salita, il triplo delle vittime del gennaio di un anno fa. E a febbraio sono stati segnalati altri naufragi.
Ciò ci porta al secondo precipitato del nostro ragionamento: se gli arrivi complessivi sono in calo; e se, nonostante il calo, le morti in mare sono in crescita, non sarebbe più proficuo (e più pietoso, e più umano) – anziché progettare “interdizioni temporanee” delle navi di chi fa salvataggi in mare, investendo il Parlamento della discussione sul cosiddetto “blocco navale” incluso nel ddl immigrazione – contribuire a incrementare le missioni di soccorso in mare? Se non c’è un’emergenza di arrivi in massa, a cosa servono i blocchi? Non sarebbe più urgente evitare qualche naufragio in più e salvare qualche altra vita? Si salverebbe così, recita un vecchio e celebre detto del Talmud, il mondo intero.
