L’ex procuratore generale di Palermo: separazione delle carriere è un imbroglio, esiste già
Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e attuale senatore, lancia un appello urgente al voto No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Secondo l’ex magistrato la riforma non è una semplice modifica tecnica, ma rappresenta un pericolo per l’indipendenza della magistratura, l’unico vero anticorpo contro mafie, corruzione e potere criminale in un Paese che definisce lontano dalla normalità. Scarpinato ha dichiarato in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Cari amici, io vi prego il 22 e il 23 marzo di andare a votare un cubitale no contro la prepotenza, contro la corruzione, contro la mafia, contro un mondo di arroganti che vogliono creare una società fondata sulla pietra angolare del padrone e del servo. Stiamo tutti insieme e lottiamo per salvare il nostro paese da questi mali”.
Proseguendo, Scarpinato ha spiegato: “la separazione della carriera è un imbroglio perché esiste già nei fatti da molti anni. I magistrati che vincono il concorso devono scegliere se fare il giudice pubblico ministero e solo nei primi 10 anni hanno la possibilità di cambiare, cioè fare pubblici ministeri o giudici, e se lo fanno devono cambiare regione dove lavorano. Per questo motivo sui 10.000 magistrati ogni anno cambiano funzione 20-30 magistrati. E voi pensate veramente che sia serio cambiare 7 articoli della Costituzione per poche decine di magistrati? Non è questa la posta in gioco”.
La posta in gioco: il futuro del Paese
L’ex procuratore ha poi sottolineato: “dobbiamo prendere questa decisione: se vogliamo privarci di questi preziosi anticorpi che ci hanno consentito, a prezzo gravissimo di sangue, di lotte, di tenere a bada i demoni di questo paese, le mafie, i comitati d’affari, la corruzione, la P2, se vogliamo privarci di questi anticorpi e rischiare di fare un salto nel vuoto e che questa Italia diventi un paese da Sudamerica”. Ha aggiunto: “Quello che vi voglio dire è che il 22 e il 23 marzo saranno veramente un appuntamento molto importante, perché non si tratta di decidere a favore o contro una riforma della giustizia. La posta in gioco è molto più grande: dobbiamo decidere in quale Paese vogliamo vivere, perché purtroppo l’Italia non è un Paese normale. È il paese delle mafie, delle mafie militari, quelle dell’estorsione, del traffico di stupefacenti, ma anche il paese delle mafie dei colletti bianchi, che sono pericolosissime perché sono legate da mille occulti matrimoni di interesse col mondo della politica e dell’economia. Questo è un paese nel quale i colletti bianchi delle mafie sono arrivati ai vertici dello Stato e della politica”. “Vi faccio dei nomi, tutti condannati con sentenza definitiva: Marcello Dell’Utri, che è stato uno dei cofondatori del partito Forza Italia, il senatore Antonio D’Ali, che è stato sottosegretario agli interni, Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia, il deputato Amedeo Matacena, il presidente della regione siciliana Salvatore Cuffaro, e potrei continuare. E non solo noi li abbiamo condannati, ma non è servito a niente, perché invece di essere emarginati li considerano vittime dell’uso politico della giustizia e li portano in palmo di mano. E per questo dicono che bisogna cambiare la giustizia”. Roberto Scarpinato ha detto: “Questo è il paese della corruzione, di una mala politica che vive di voto di scambio, di clientela, di conflitto di interesse, di abuso di potere. Questo è il paese di una politica che è diventata cinghia di trasmissione degli interessi di grandi lobby bancari, industriali, di comitati di affari, di gruppi di pressione, tutti impegnati nell’assalto alla diligenza del denaro pubblico”.
Come la Costituzione garantisce l’indipendenza
Roberto Scarpinato ha poi continuato dicendo: “In un paese così la magistratura, con tutti i suoi limiti, si è rivelata come l’unico anticorpo contro questa alleanza micidiale tra potere e crimine. Contro il diffondersi di questo male. E ha potuto svolgere negli anni questo suo compito grazie al fatto che c’è una Costituzione, quella del 1948, che è la più avanzata del mondo e che ha attribuito alla magistratura una vera indipendenza. Perché non basta scrivere nella Costituzione che la magistratura è indipendente. Anche altri paesi come la Cina, la Russia, l’Egitto, la Corea del Nord hanno frasi simili che restano vuote”. Per questo “per garantire la vera indipendenza della magistratura bisogna togliere alla politica gli strumenti con i quali si condizionano i magistrati. E quali sono questi strumenti? Il potere disciplinare. Iniziazione disciplinare nei confronti dei magistrati scomodi. Li trasferisci d’ufficio, gli penalizzi la carriera. E proprio perché storicamente in Italia, prima della Costituzione, erano questi i poteri che la politica utilizzava per condizionare la magistratura, i padri costituenti nel 1948 hanno tolto tutti questi poteri alla politica e li hanno dati a un organo che si chiama il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura composto per 2/3 da magistrati e per 1/3 da esponenti nominati dal Parlamento, togliendo così alla politica questi strumenti”. E è stato proprio grazie alla nostra Costituzione è “stato possibile fare processi a personaggi potentissimi del mondo della politica, dell’economia, della finanza per corruzione, per corruzione con la mafia e per altri reati ai colletti bianchi. Questo ha determinato una fortissima reazione dei mondi del potere. Stanno reagendo in tutti i modi per garantire l’impunità ai colletti bianchi. In questa legislatura hanno fatto 3 riforme di legge per togliere ai magistrati il potere di intercettare, perché l’intercettazione è l’unico strumento che riesce a forare il muro di omertà blindata trasversale che protegge i colletti bianchi. Abolito reati come l’abuso d’ufficio, il traffico di influenze”. Per i promotori della riforma la Costituzione è la causa di tutti i mali poiché è lei che “garantisce alla magistratura questa indipendenza. Quindi dobbiamo cambiare la Costituzione con una riforma in cui diciamo ai cittadini che lo scopo è di separare la carriera, ma è in realtà un imbroglio, perché i veri punti di forza di questa riforma sono delle norme tecniche difficilmente comprensibili dai cittadini che non capiscono il diritto. Nei quali vanno ad aumentare i poteri della politica nelle decisioni che riguardano la carriera dei magistrati, i poteri disciplinari contro i magistrati, la possibilità di trasferire d’ufficio i magistrati”.
Roberto Scarpinato ha concluso: “Ora è venuto il vostro compito, non è il tempo di stare a guardare, attendere l’evoluzione degli eventi, perché dopo sarebbe troppo tardi”.
(fonte: antimafiaduemila.com)
