Commento di Suor Cristiana Scandura
Venerdì della III settimana di Quaresima
Letture: Os 14,2-10; Sal 80; Mc 12,28b-34
“Amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30).
Il Vangelo odierno ci ripropone l’insegnamento di Gesù sul più grande comandamento, il comandamento dell’amore, che è duplice: amare Dio e amare il prossimo. Ciò che spinge maggiormente il nostro cuore all’amore di Dio è considerare profondamente l’amore che Egli ha avuto per noi. Prima di essere un comando, l’amore è un dono, una realtà che Dio ci fa conoscere e sperimentare, così che, come un seme, possa germogliare anche dentro di noi e svilupparsi nella nostra vita.
Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene.
Chiediamo a Dio la grazia di guardare il nostro prossimo con il suo stesso sguardo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, ma va al di là delle apparenze e riesce a cogliere il bisogno profondo dell’altro. Aprendoci all’altro così com’è, andandogli incontro, rendendoci disponibili, succede che ci apriamo anche a conoscere Dio, a sentire che Egli c’è ed è buono. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili e stanno in rapporto reciproco.
La Persona stessa di Gesù Cristo incarna l’unità dell’amore per Dio e per il prossimo, come le due braccia della Croce, verticale e orizzontale. Nell’Eucaristia Egli ci dona questo duplice amore, donandoci Se stesso, perché, nutriti di questo Pane, ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ha amato.
