Commento di Suor Cristiana Scandura
Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Letture: Is 49,8-15 Sal 144 Gv 5,17-30
“Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,17s).
Nel Vangelo odierno, Giovanni dichiara, con molta chiarezza e lucidità, il motivo per cui i Giudei cercano di uccidere Gesù: non sopportano il fatto che egli consideri e chiami Dio suo Padre. Ma Gesù è venuto a rivelarci che anche noi siamo chiamati a considerare e ad amare Dio allo stesso modo, entrando nello stesso circuito di amore filiale. Cristo vuole dirci che non abbiamo bisogno di invidiare qualcosa che siamo chiamati noi stessi a vivere e a ricevere come dono. In Gesù ognuno di noi diventa figlio. Con il Battesimo diventiamo “figli nel Figlio”.
Il Vangelo non è altro che la Buona Novella che Dio ci ama, ci ama come un Padre. In Cristo possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo “Padre”. Non per caso la preghiera del Padre nostro viene considerata come la sintesi di tutto il Vangelo. Essa è la “preghiera del Signore” nel senso che le parole di questa preghiera ci sono state insegnate dal Figlio unigenito di Dio: Cristo Gesù Signore. Ed è anche, per eccellenza, la preghiera della Chiesa. Nel Battesimo la consegna della Preghiera del Signore significa la nuova nascita alla vita divina.
Fin dalle origini della Chiesa, essa è recitata tre volte al giorno dalla Comunità dei credenti, essendo inserita nella liturgia eucaristica e nella liturgia delle Lodi e dei Vespri. Possiamo invocare Dio come «Padre» perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi due disposizioni fondamentali: il desiderio e la volontà di somigliargli.
