• 1 Aprile 2026 1:43

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

“La scena finale inizialmente era scritta come una gag, ma con la morte di papa Francesco ha assunto ben altro significato e pertanto abbiamo voluto renderla come un omaggio. Ci piaceva immaginare che prima di andare via il Papa sia passato da Palermo per mangiare una arancina”. Così Pierfrancesco Diliberto, Pif, parlando del suo nuovo film “…Che Dio perdona a tutti” scritto insieme a Michele Astori. Protagonisti lo stesso Pif, Giusy Buscemi e Carlos Hipólito. Una produzione Our Films e PiperFilm, in 500 cinema dal 2 aprile.

Sul rapporto con il papa argentino, Pif ha sottolineato: “Ho incontrato Francesco grazie a una trasmissione di don Marco Pozza su Tv2000 sul ‘Padre nostro’. Don Marco disse al Papa che noi commentatori eravamo atei. Allora ricordo che mi alzai e precisai che ero agnostico, che avevo fatto anche le scuole dai salesiani”. E ancora: “Quello che poi ho capito di papa Francesco era che con il suo modo semplice non si abbassava al tuo livello, al contrario ti elevava al suo. Come quando ripeteva ‘pregate per me’, come a dire che le nostre preghiere erano importanti come quelle del Papa. Non mi ha convertito, ma mi ha colpito”.

Infine, ha chiosato: “Nasciamo cristiani per educazione e spesso molti di noi vanno avanti in automatico. Negli anni io sono passato al ‘gruppo misto’, agli agnostici. Non mi sento però di dire ateo. Se dovessi tornare cattolico, vorrei essere come il mio Arturo. Invidio chi crede, perché ha un conforto, cosa che un agnostico non ha”.
Astori ha precisato: “A livello teologico, abbiamo saccheggiato gli scritti di Ermes Ronchi, per trovare una sintesi tra il codice morale del personaggio di Arturo e le regole del cattolicesimo”.