• 3 Aprile 2026 20:50

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Via Crucis, Cristo annulla il male con l’amore. Risponderà a Dio chi abusa del potere

È una Via Crucis nel mondo contemporaneo quella del frate minore, che nelle sue meditazioni per l’appuntamento delal Colosseo riflette sul potere esercitato dagli uomini: come al tempo di Gesù pure oggi c’è chi crede di avere un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare come vuole, decidendo per esempio di avviare una guerra. Oggi “cadaveri non restituiti” e “madri” e “parenti” costretti a umiliarsi per poterli seppellire

A Gerusalemme si snoda fra stradine caotiche la Via Dolorosa, quella percorsa da Gesù, dopo la condanna a morte, fino al Golgota, il luogo della crocifissione. Era così duemila anni fa e lo stesso è ancora oggi: un ambiente “rumoroso”, “in mezzo a persone che condividono la fede” in Cristo “ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni”. Ed è una Via Crucis nel mondo di oggi – dove troppo si abusa del proprio potere e spesso manca il rispetto della dignità umana – quella che emerge nelle meditazioni scritte da padre Francesco Patton per l’appuntamento serale del Venerdì Santo al Colosseo con Leone XIV, che porterà la croce per tutte le 14 stazioni dall’anfiteatro Flavio al prospiciente Colle Palatino.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLE MEDITAZIONI DELLA VIA CRUCIS AL COLOSSEO

Il potere degli uomini e il potere di Gesù

Il frate minore, già Custode di Terra Santa, accosta ai Vangeli della Passione testi di San Francesco d’Assisi, a ricordo dell’ottavo centenario della morte che ricorre quest’anno, e sviluppa le sue riflessioni rileggendo nella realtà odierna quanto ha vissuto Cristo, portando i suoi insegnamenti nel presente, mettendo a confronto il potere che esercitano gli uomini e il potere dell’amore di Gesù. Anzitutto nella I stazione, dove Gesù, a colloquio con Pilato, smaschera “ogni umana presunzione di potere”. “Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, evidenzia padre Patton, ma “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto”: quello di “giudicare”, “di avviare una guerra o di terminarla”, “educare alla violenza o alla pace”, “alimentare il desiderio di vendetta” o “riconciliazione”, e ancora “di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria”, “di calpestare la dignità umana o di tutelarla, “di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

La mancanza di rispetto della dignità umana

Via-crucis-colosseo-1-300x169 Via Crucis, Cristo annulla il male con l’amore. Risponderà a Dio chi abusa del potereL’abuso di potere è un tema che ricorre ancora nella X stazione, “Gesù è spogliato delle vesti”. Quel tentativo dei soldati di umiliare e spogliare della dignità umana Cristo, per il francescano “si ripete continuamente anche ai giorni nostri”: quando i “regimi autoritari” obbligano “i prigionieri a rimanere seminudi”, si eseguono torture o c’è chi autorizza e utilizza “forme di perquisizione e controllo che non rispettano” l’uomo. E “lo praticano gli stupratori e gli abusatori”, “l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più” e pure “il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica”. Ma ognuno può anche ledere la dignità di una persona quando con la propria “curiosità” non ne “rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza”. E allora bisogna lasciarsi rivestire da Gesù di “umiltà”, di “compassione”, di “un rinnovato senso del pudore”. Sono da esempio Giuseppe di Arimatea e Nicodemo – XIII stazione -, che chiedono il corpo di Gesù per seppellirlo degnamente. Oggi, invece, ci sono “cadaveri non restituiti e insepolti” e “madri”, “parenti” e “amici dei condannati” che sono “costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto”. Eppure “anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto, o non restituito, o sprovvisto di regolare sepoltura”, riflette l’autore delle meditazioni, e non solo quello “della persona perbene”, pure “il corpo di un criminale merita rispetto”. Per questo deve trovare spazio il sentimento della “pietà”, “per sentire la sofferenza dei carcerati”, “essere solidali con i prigionieri politici”, “comprendere i familiari degli ostaggi”, “piangere i morti sotto le macerie” e “avere rispetto di tutti i defunti”.

Il potere autentico

L’autentico potere, invece, ce lo mostra Gesù inchiodato sulla Croce, XI stazione. È “quello di chi può vincere la morte dando la vita” e annulla il male con l’“amore” attraverso il perdono, “non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte” o “usa la forza e la violenza per imporsi”. Cristo è Re e regna dalla croce, evidenzia Patton, ma non si serve “dell’apparente potenza degli eserciti”, bensì “dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare”. “A vincere non è l’amore per la forza, ma la forza dell’amore”.

La via dell’umiltà

Nel percorso verso il Golgota, Gesù, che “abbracciando la croce e caricandola sulle sue spalle” – II stazione – si fa “carico della nostra umanità”, prendendo su di sé “le nostre schiavitù” e “i nostri crimini”, insegna, a non avere paura della croce. “Dacci la grazia di seguirti per la stessa via”, invoca padre Patton rivolgendosi a Dio, perché liberi gli uomini “dal desiderio di gloria umana”, “dalla tentazione di ignorare chi soffre” e dall’egoismo. E allora le altre cadute di Cristo diventano un invito “ad apprendere la via dell’umiltà”, anche dall’esperienza di inciampi e “umiliazioni” – terza stazione -, a ripartire dal basso. Dunque abbassarsi, chinarsi – settima stazione -, come ha fatto Gesù lavando “i piedi ai discepoli, nell’ultima cena” e dando “l’esempio del servizio, l’insegnamento dell’amore fraterno e la profezia del donare la vita”. Questo volerci condurre “nella vita stessa di Dio” porta Cristo a raggiungere l’uomo, e allora quando cade, lo fa “per risollevare chi è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di violenza” e pure “dalla miseria prodotta da un’economia finalizzata al profitto individuale anziché al bene comune”. La sua terza caduta, poi, – IX stazione – è il suo accostarsi alle fragilità umane, un incoraggiamento a proseguire il “cammino” sulle sue “orme”, perché “non importa quante volte cadiamo”, il suo “amore”, il suo “perdono”, la sua “misericordia” sono infinitamente più grandi”.

I cirenei di oggi

Scorgendo ancora il presente lungo strada verso il Calvario, padre Patton individua in Simone di Cirene, V stazione, i tanti che “scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo”, le “migliaia di volontari” soccorrono “chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia” rischiando la propria vita. Molti anche non credenti, che inconsapevolmente aiutano Cristo “ancora a portare la croce” prendendosi cura di altre persone, osserva il francescano, che prega Dio affinché tutti imparino ad essere empatici e compassionevoli “coi fatti e nella verità”, attenti “ai sofferenti e agli scartati” e “a chi rimane solo e senza cura”.

Le donne nella strada della croce

Anche le donne presenti nelle ore della Passione dicono qualcosa all’uomo contemporaneo. La Veronica, che “sa riconoscere” Gesù nella sua “bellezza sfigurata”, VI stazione, ci spinge a vedere Cristo “in ogni persona condannata dai pregiudizi”, “nel povero privato della sua dignità”, “nelle donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù”, “nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia”. E le donne di Gerusalemme – VIII stazione – richiamano tutte quelle presenze femminili “dove c’è una sofferenza o un bisogno”: “negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”. Ma in loro si possono identificare anche quelle che piangono per i propri figli “portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio”. Le lacrime da loro versate bisogna averle oggi “per piangere sui disastri delle guerre”, “sui massacri e i genocidi”, “sul cinismo dei prepotenti”. E poi c’è la madre, Maria – IV stazione – colei alla quale, sotto la croce Gesù chiede “di generare ancora e di continuare ad essere madre”, di tutti. E a lei il frate minore domanda di volgere il suo sguardo verso “le tante, troppe madri” che “vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi”, quelle “svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante”, e quelle “che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo”. E implora consolazione per “gli orfani, specie a causa delle guerre”, “i migranti, gli sfollati e i rifugiati”, chi subisce torture e pene ingiuste, chi ha “perso il senso della vita” e chi muore solo.

Fare il cammino di Gesù nel mondo reale

Con le sue meditazioni, insomma, padre Patton invita “a fare un cammino sulle orme di Gesù”, non “meramente rituale o intellettuale” ma che “coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita”, quello che San Francesco d’Assisi indica nel suo Ufficio della Passione del Signore: “Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti”. Perché “la Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento”, spiega il francescano, bensì “l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale”. È qui che il credente, continuamente sfidato, “deve fare proprio il modo di procedere di Gesù”.

(fonte vaticannews.va – Tiziana Campisi)