• 9 Maggio 2026 23:03

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Alfio, Filadelfio e Cirino furono tre fratelli, figli di Vitale e Benedetta, due patrizi di fede cristiana. I tre giovani, uccisi durante l’epoca delle persecuzioni ordinate dall’imperatore Decio, sono considerati Santi Martiri dalla Chiesa cattolica e da quella Cristiano-ortodossa che li ricordano il 10 maggio, giorno corrispondente al loro dies natalis.
santi-alfio-filadelfio-e-cirino-300x200 Santi Alfio, Filadelfio e Cirino: fratelli martiriNel 250, l’imperatore Decio emanò un editto che invitava tutti i cittadini delle zone conquistate dall’impero romano ad effettuare un sacrificio alle divinità dell’impero; il rifiuto sarebbe stato segno di non sottomettersi all’imperatore e la pena sarebbe stata la condanna a morte.
È in questo contesto storico che, secondo la tradizione, verso la fine del 251 un plotone di soldati romani si recò a Vaste, nella casa patrizia di Vitale e Benedetta da Locuste. Avevano l’ordine di tradurre in catene i loro tre giovani figli, rei di avere elusa la legge con la continua testimonianza di fede verso un tale galileo crocifisso a Gerusalemme dal prefetto Ponzio Pilato di nome Gesù. I tre giovani avevano assimilato e professano la fede appresa in famiglia.
santi-alfio-filadelfio-e-cirino-300x200 Santi Alfio, Filadelfio e Cirino: fratelli martiriI tre fratelli vennero prima interrogati da Nigellione, delegato dell’Imperatore per l’Italia meridionale, il quale, impotente a fiaccarne le convinzioni, li fece trasferire a Roma, convinto che, lontani dall’influenza del loro precettore Onesimo, sarebbero stati più cedevoli ai voleri delle autorità imperiali. Giunti nella Capitale dell’impero, furono rinchiusi nel Carcere Mamertino, ai piedi del Campidoglio.
Subirono un altro processo ad opera del prefetto Licinio, conclusosi con un nulla di fatto. Ma, se da un lato non si voleva infierire sui tre giovani fratelli, espressione di una delle più ragguardevoli famiglie dell’Impero, dall’altro si pretendeva la loro sottomissione. Ecco perché vennero trasferiti a Pozzuoli, dal console Diomede che non riuscì a piegarli e li inviò in Sicilia, ove dettava legge Tertullo, giovane patrizio romano e preside dell’isola, che aveva acquistato fama di funzionario integerrimo ed autoritario.
santi-alfio-filadelfio-e-cirino-1-300x169 Santi Alfio, Filadelfio e Cirino: fratelli martiriSbarcati a Messina il 25 agosto del 252, Alfio, Cirino e Filadelfio subirono un primo processo a Taormina. Passarono poi dall’attuale Trecastagni, alle falde dell’Etna, dove, secondo la pietà popolare, durante la sosta, una donna pietosa donò ai tre fratelli tre castagne, che loro piantarono nel terreno dando così origine all’attuale cittadina etnea alle porte di Catania. È, d’altra parte, possibile che il racconto delle castagne origini dalla cattiva interpretazione dell’espressione “tre casti agni”, cioè agnelli, nome con cui sarebbero stati indicati originariamente i tre fratelli, dato il doloroso pellegrinaggio affrontato e dati anche gli innumerevoli prodigi e miracoli compiuti da Dio in loro favore e per loro intercessione.
Attraversando intonsi il fiume Simeto e dopo la conversione al Cristianesimo delle guardie che li scortavano per gli innumerevoli segni operati da Dio in loro favore, tra i quali la liberazione e guarigione di un giovane indemoniato, Alfio, Cirino e Filadelfio vennero infine condotti a Lentini (nel siracusano), sede di una delle dimore preferite da Tertullo, che per spezzarne la resistenza li volle a sé vicini il 3 settembre 252, giorno del loro arrivo, affidandoli al suo vicario Alessandro, con il compito di sostituirlo nell’opera di persuasione durante i giorni in cui sarebbe stato fuori città.
santa-tecla-211x300 Santi Alfio, Filadelfio e Cirino: fratelli martiriViveva allora a Lentini Tecla, di nobile famiglia e ricca proprietaria, cugina di Alessandro e da oltre sei anni colpita da paralisi alle gambe. Appunto per questo, saputo dei prodigi che in nome di Cristo i tre fratelli avrebbero compiuto durante il tragitto da Roma a Lentini, chiese al cugino di poterli incontrare, per un ultimo tentativo di ottenere, per loro tramite, la guarigione. Dato l’immenso affetto che Alessandro nutriva per Tecla, la richiesta venne esaudita, con suo grande rischio, in uno dei giorni di assenza di Tertullo. I tre fratelli rimasero commossi alla vista di quella giovane immobilizzata sul letto e le promisero che avrebbero pregato per lei. Durante la stessa notte a Tecla sarebbe comparso in sogno l’apostolo Andrea, il quale, segnatala con un Segno di Croce, le assicurò che sarebbe guarita grazie all’intercessione di quei tre giovani.
La leggenda racconta che ella si svegliò guarita e, ancora con la complicità dello sbigottito Alessandro, si volle recare subito al carcere, assieme alla cugina Giustina, per ringraziare i tre giovinetto e, da quel momento, le due donne continuarono a visitare di nascosto i tre fratelli, assistendoli, confortandoli e recando loro cibo. L’opera di assistenza durò poco, giacché Tertullo, arresosi di fronte alla loro inflessibile costanza nella Fede in Cristo, nonostante tutti i flagelli, gli inganni, le rinunce e le tentazioni subite, emanò la sua inappellabile sentenza, seguita dall’immediata esecuzione: dopo averli fatti girare ammanettati e frustati per le vie di Lentini, esposti allo scherno della plebe inferocita ed urlante, ad Alfio venne strappata la lingua (per questo motivo è considerato il patrono dei muti), Filadelfio fu bruciato su una graticola e Cirino immerso in un calderone di olio bollente. Era il 10 maggio del 253 ed Alfio aveva 22 anni e 7 mesi, Filadelfio 21 anni e Cirino 19 anni e 8 mesi.
santi-alfio-filadelfio-e-cirino-2-300x200 Santi Alfio, Filadelfio e Cirino: fratelli martiriSu ordine di Tertullo, i loro corpi martirizzati furono legati con funi e trascinati in una foresta, chiamata “strobilio” per la gran quantità di pini esistenti. Le spoglie vennero buttate in un pozzo secco, vicino alla casa di Tecla, ormai convertita alla Fede cristiana, la quale, nella notte tra il 10 e l’11 maggio, accompagnata dalla cugina Giustina e da undici servi, anch’essi cristiani, estrasse i corpi e, trasportatili in una campagna vicina, diede loro degna sepoltura, sfruttando una piccola grotta ove oggi sorge la Chiesa di Sant’Alfio e sulla quale successivamente, nel 261, placatesi le persecuzioni, venne eretto un tempio ed essi dedicato.
La breve vita terrena dei Tre Santi si concluse, dunque, in modo tragico. Essi vennero però a costituire il seme della Chiesa Cristiana lungo tutta la costa ionica siciliana e nell’entroterra siculo, fino a toccare anche la costa tirrenica dell’isola. Furono seme della Chiesa lentinese, che ebbe il privilegio di essere elevata a sede vescovile, privilegio che tenne sino al 790. Il primo vescovo di Lentini fu Neofito, nuovo nome di quell’Alessandro, vicario di Tertullo, convertitosi anch’egli al cristianesimo e consacrato nel 259.
Fu Costantino, tredicesimo vescovo di Lentini (787), che, intimorito dai pericoli di una imminente invasione musulmana, volle in gran segreto il trasferimento delle sacre reliquie nel Santuario basiliano sito nella acropoli di Apollonia (attuale San Fratello).