• 11 Maggio 2026 9:45

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Cefalù, l’allarme del Vescovo Marciante sulle aree interne

Isnello (Pa)

Lo spopolamento delle aree interne non è soltanto un fenomeno demografico, ma una vera emergenza sociale, culturale ed ecclesiale. È questo il forte messaggio lanciato dal Vescovo di Cefalù, Mons. Giuseppe Marciante, ospite della trasmissione “E ancora chiesto scusi permette”, condotta dal professore Pino Simplicio, coadiuvato da Antonio Barracato.

mons.-marciante-300x169 Cefalù, l'allarme del Vescovo Marciante sulle aree interneNel corso dell’intervista, il  Vescovo ha affrontato con lucidità e profondità il dramma che stanno vivendo le Madonie e molti comuni dell’entroterra siciliano, territori segnati da un progressivo svuotamento che rischia di compromettere definitivamente il futuro delle comunità locali.

«Lo spopolamento è un dato doloroso», ha affermato Marciante, descrivendo una situazione che va ben oltre i numeri e le statistiche. Secondo il Vescovo, ciò che si sta consumando è una vera e propria “necrosi” del territorio: non soltanto case vuote o scuole che chiudono, ma la lenta scomparsa di una cultura, di relazioni umane e di identità collettive.

Particolarmente significativa la riflessione sul venir meno del ricambio generazionale. Nei paesi delle aree interne restano soprattutto gli anziani, definiti dal Vescovo “custodi della memoria”, ma spesso privi di eredi a cui trasmettere tradizioni, valori e storia. «Senza giovani — ha sottolineato — i paesi sono destinati a diventare cimiteri».

petralia-soprana-300x188 Cefalù, l'allarme del Vescovo Marciante sulle aree interneMonsignor Marciante ha poi invitato a superare la retorica romantica dei “borghi”, termine che rischia di trasformare queste realtà in semplici cartoline folkloristiche. «Non chiamateli borghi», ha ribadito, ma paesi vivi che oggi lottano per sopravvivere.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della nuova emigrazione giovanile. Se un tempo si partiva con la “valigia di cartone”, oggi i giovani lasciano la Sicilia con competenze, titoli di studio e strumenti tecnologici, spesso costretti a cercare altrove opportunità lavorative e prospettive di vita. Una perdita che, secondo il Vescovo, vanifica gli sforzi educativi ed economici compiuti dalle famiglie e dalle istituzioni.

La crisi demografica si riflette inevitabilmente anche nella vita ecclesiale. «Si celebrano più funerali che battesimi», ha osservato amaramente il Presule, evidenziando come le parrocchie siano sempre più fragili e prive di nuove generazioni. Nonostante gli sforzi pastorali per la formazione dei ragazzi e l’animazione delle comunità, molti giovani, una volta cresciuti, lasciano il territorio. Una situazione che costringe la Chiesa a riorganizzarsi, con sacerdoti chiamati a seguire contemporaneamente più comunità.

Il Vescovo ha quindi sottolineato come quella delle aree interne sia un’emergenza multidimensionale, che richiede un approccio condiviso e trasversale. Sul piano economico, ha denunciato la dipendenza da poche attività produttive; sul piano culturale, ha richiamato la necessità di valorizzare il patrimonio umano e storico custodito nei territori; sul piano sociale, ha evidenziato il peso dell’isolamento e della frammentazione dei servizi.

Per invertire la rotta, secondo Marciante, non bastano analisi o dichiarazioni d’intenti: occorrono interventi concreti. Centrale soprattutto il tema delle infrastrutture e della viabilità: strade inefficienti e collegamenti difficili — ha evidenziato — significano ulteriore isolamento.

Altro punto fondamentale è la difesa dei servizi essenziali, a partire dalla sanità. In questo contesto, il Vescovo ha ricordato il ruolo strategico dell’Ospedale di Petralia Sottana, presidio fondamentale per garantire il diritto alla salute nelle aree montane. Infine, il Vescovo ha auspicato una maggiore sinergia tra i sindaci del territorio, affinché le comunità possano fare fronte comune contro la lentezza burocratica e l’assenza di adeguati strumenti istituzionali.

La sfida, ha concluso Marciante, è passare dalla gestione di un lento declino alla costruzione di una reale prospettiva di rinascita, perché restare nelle aree interne non sia più una scelta di sacrificio o rassegnazione, ma una possibilità concreta di futuro.

(fonte: ilcefalino.it)