• 9 Febbraio 2026 9:33

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Letture: Gen 46,1-7.28-30; Sal 36; Mt 10,16-23

Riflessione Biblica

“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Parole forti: li ascoltiamo con un certo timore. Ma sono i rischi della missione. E, infatti, la missione, che Gesù ci affida, non è per nulla facile, anzi decisamente pericolosa: “ci manda come pecore in mezzo a lupi”. Umanamente parlando, possiamo capire che dei lupi si insinuano nel recinto delle pecore: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!” (Mt 7,15), Con un po’ di avvedutezza riusciamo anche a difenderci: “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,20).gesu-1-266x300 I rischi della Missione Ma la missione richiede qualcosa di più che il difendersi, richiede coraggio e intraprendenza: bisogna osare nel propagare il Vangelo. Con prudenza: tenendo conto delle situazioni e valutando le opportunità per entrare in relazione con le persone e condividere con loro ciò che è vero, ciò che è nobile, ciò che è giusto, ciò che è puro, ciò che è amabile, ciò che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode” (Fil 4,8). Con semplicità: cioè con coerenza e senza ipocrisia; di più: “comportandoci saggiamente con quelli di fuori, cogliendo ogni occasione. Il vostro parlare sia sempre gentile, sensato, in modo da saper rispondere a ciascuno come si deve” (Col 4,5-6). In ogni caso, “se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adora-te il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. E questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (1Pt 3,14-16). Testimoni senza paura, ma docili all’azione dello Spirito nei nostri cuori, per annunciare il Vangelo non solo con le parole, ma soprattutto con la nostra vita, “non conformandoci a questo mondo, ma lasciandoci trasformare rinnovando il nostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,2).
Vivere nell’amore del Signore, ricevere tutto come dono e dare gratuitamente, è vivere questa vita da figli con tutti i fratelli. E’ il mistero che il Signore ci rivela pian piano, è la missione che ci affida e compie insieme a noi. La nostra storia umana possiamo concepirla solo in questo amore gratuito, altrimenti diventa solo possesso, dominio, morte. È il mistero della vittoria di Dio, del bene che vince il male e non c’è altro modo per vincerlo. Gesù ci ha insegnato e mostrato che il male si arresta dove c’è qualcuno che non lo restituisce ed ha la forza di portarlo per amore, dove c’è un amore più forte del male e della morte. Questa è la forza di Dio e noi abbiamo la stessa missione di Gesù , quella dell’amore che si fa carne, che si scontra col male e lo vince, con la forza di assorbirlo e di arrestarlo. Così diventiamo agnelli e possiamo riconoscere il lupo che è dentro noi, e quando è pronto a sbranare con l’egoismo il bene, possiamo lasciarlo mangiare , perché nascerà un bene più grande. Il Signore ci dà la prudenza e l’intelligenza dell’amore , la semplicità che orienta i nostri passi verso il bene. Gesù ci rivela che nel fare il bene saremo più esposti al male, giudicati, condannati, provocati perché il male non sopporta il bene, ma la gioia della testimonianza ci farà sentire più vicini a lui, affrontando il male senza farlo, perché nella fede, il male fa venir fuori un bene più grande, come amore senza condizioni. Quando riceviamo un’offesa, una cattiva azione è umano voler reagire, tutti siamo capaci di difenderci, fino a vendicarci sull’altro, ma restituire il male ricevuto lo alimenta ancora, con il nostro contributo, mentre interromperlo permette a noi ed all’altro di concepire nuovi modi di relazione con i fratelli, manifesta la verità più alta e ci sottrae al vortice. Lo Spirito Santo che è l’amore verso i fratelli, ci insegnerà questo amore e come testimoniare l’amore in ogni circostanza. Non siamo noi a parlare con il nostro egoismo ed accusare chi ci accusa, ferire chi ci ferisce, ma lo Spirito che parla in noi, lo Spirito d’amore. Le divisioni tra padri e figli, sono il segno della vita che non si trasmette più, che muore, è l’odio là dove ci dovrebbe essere l’amore naturale e tutti, nella nostre realtà , siamo chiamati a vincere in prima persona. Nella missione, nelle difficoltà, nella lotta contro il male , diventiamo come Gesù, testimoniamo la sua presenza, non veniamo distrutti dalle difficoltà, ma sono proprio le difficoltà a perfezionare il nostro amore, ci rendono come Gesù, l’agnello che ha vinto il male.