• 10 Marzo 2026 18:33

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Appalti e corruzione: arrestato dirigente Regione Siciliana: tangenti dal boss di Favara

Avrebbe fatto avere lavori alla società di un mafioso in cambio di soldi: con l’accusa di corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss di Favara (Ag) Carmelo Vetro, è stato arrestato Giancarlo Teresi, dirigente regionale del dipartimento delle Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana. In carcere per gli stessi reati è finito anche il capomafia Agrigentino.

Nell’indagine sono coinvolti tra gli altri anche il fratello di Vetro, Salvatore e Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società dell’imprenditore mafioso. Secondo l’accusa, per anni Teresi avrebbe «asservito la propria funzione» agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le dazioni di denaro accertate. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.

Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l’ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l’attività imprenditoriale «in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali», anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.

Contestualmente, la polizia giudiziaria ha eseguito svariate perquisizioni disposte dalla procura guidata da Maurizio De Lucia, «al fine di evitare la dispersione delle prove a fronte della discovery delle indagini imposta dalla notifica dell’invito a rendete interrogatorio preventivo» a seguito della richiesta di applicazione di misura cautelare avanzata nei confronti di Giovanni Aveni, di Barcellona Pozzo di Gotto, 68 anni, Antonino Lombardo, di Favara, 48 anni, Francesco Mangiapane, di Palermo, 67 anni, Salvatore Vetro, di Agrigento, 39 anni.
Con il medesimo provvedimento, il gip ha disposto il sequestro preventivo di somme di denaro pari a quasi 228 mila euro, ritenute profitto dei reati di corruzione contestati agli indagati.