Commento di Suor Cristiana Scandura
Venerdì della II settimana del Tempo Ordinario
Letture: 1Sam 24,3-21 Sal 56 Mc 3,13-19
“Ne costituì dodici – che chiamò apostoli – perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,14).
Nel brano del Vangelo odierno, l’evangelista sottolinea che Gesù sceglie il gruppo dei Dodici per una duplice motivazione: stare con Lui, nel silenzio, nell’ascolto della sua Parola e nella preghiera al Padre e andare verso i fratelli, nell’annuncio della buona notizia e nella cura solidale e fraterna. Non sono due dinamiche contrapposte e neppure in alternativa. Scandiscono, invece, il ritmo della vita cristiana. Solo chi vive unito a Cristo è reso da Lui capace di raggiungere i fratelli. Più ci stringiamo attorno a Cristo e più sapremo arrivare anche ai fratelli più lontani e più poveri.
Tra i Dodici ci sono persone molto diverse tra loro. Il Vangelo ci fa anche conoscere qualche lato del loro carattere, per esempio l’impetuosità di Giacomo e Giovanni, detti “figli del tuono”, la paura e la debolezza di Pietro, la mancanza di fede di Tommaso, per non parlare poi del tradimento di Giuda. Gesù non ha scelto i Dodici perché erano i migliori; è evidente che Egli ha scelto persone fragili, come noi, come tutti, perché la Sua onnipotenza si manifesti nella nostra debolezza. Non lasciamoci dunque scoraggiare dalle nostre fragilità, ma confidiamo in Dio, nostra forza. Quello che noi non riusciamo a migliorare di noi stessi, purché ci mettiamo tutta la nostra buona volontà e il nostro impegno, lo farà il Signore a suo tempo.
Alcune debolezze il Signore ce le lascia perché rimaniamo nell’umiltà. Se il Signore ci ama così come siamo, perché non dovremmo farlo noi?
