Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della XX settimana del tempo Ordinario
Letture: Gdc 6,11-24 Sal 84 Mt 19,23-30
“Molti dei primi saranno gli ultimi e molti degli ultimi saranno primi” (Mt 19,30).
Una virtù fondamentale nella vita del cristiano è l’umiltà. Spesso però si confonde l’umiltà con la bassa stima di sé: nulla di più errato. L’umile non è una persona frustrata, malinconica e bisognosa di essere continuamente approvata. Al contrario, la persona umile ha il cuore colmo di gioia e di gratitudine, perché sa di non meritare nulla e perciò tutto accoglie come dono. L’umiltà è un atteggiamento interiore? Lo è senza dubbio, ma dal cuore umile devono sgorgare atti concreti. L’umile indossa volentieri il grembiule del servizio, non si pone sopra gli altri, non si appropria del bene che Dio dice o opera per mezzo suo, ma dà gloria a Dio, occupando con gioia l’ultimo posto.
L’umile magnifica Dio che opera nel suo cuore cose meravigliose, si contraddistingue per la serenità e la letizia, per la gratitudine, per la pazienza nelle tribolazioni e nelle avversità della vita, per la capacità di gioire del bene altrui.
Tutti questi atteggiamenti li troviamo compiuti in grado eminente nell’umile per eccellenza: la Vergine Maria.
Come radicare nel cuore questa virtù? Dalla Sacra Scrittura ci viene una risposta convergente: ponendosi davanti a Dio. L’umiltà è verità su di sé. Finché l’uomo si confronta solo con se stesso e con gli altri comprende poco o nulla della sua situazione. Se invece si pone davanti a Dio e alla Sua Parola, allora scopre il suo vero volto interiore. Nel paragonarci con gli altri infatti ci sarà sempre qualcosa in cui eccelliamo rispetto alla persona con cui ci confrontiamo. Il nostro termine di paragone, invece, deve essere Dio e il nostro specchio la vita di Cristo Gesù Signore nostro che, pur essendo Dio, umiliò Se stesso.
Ci conceda il Signore, per l’intercessione della Vergine Maria, un cuore umile e perciò gioioso e riconoscente.
