• 9 Febbraio 2026 10:16

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Cor 7,25-31; Sal 44; Lc 6,20-26

Riflessione biblica

“Beati voi, poveri … Guai a voi, ricchi …” (Lc 6,20-26). Lo stile sobrio e severo di queste beatitudini e minacce ci impressiona, ma è lo stile profetico, che ispira fiducia nella misericordia infinita di Dio: Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli” (Lc 6,23) e ci mette una sana inquietudine, madre di buoni propositi di bene: “Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro” (Lc 6,31). gesu-3-300x195 Beati i poveri... guai ai ricchi...Abituati alle “beatitudini” di Matteo, siamo in imbarazzo: Luca riduce “le beatitudini” e aggiunge “quattro guai” che sanno di “legge del taglione”. Agli studiosi lasciamo gli aspetti tecnici di tali differenze, a noi il dovere di cercare il senso profondo delle beatitudini: Matteo guarda alla disposizione interiore della sua comunità, alla sua crescita spirituale; Luca prende in considerazione la realtà sociale della sua comunità: povera e oppressa dai “ricchi” di questo mondo. Per essi Gesù è l’inviato di Dio che “porta ai poveri il lieto annuncio, proclama ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, rimette in libertà gli oppressi, proclama l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18). Il nostro punto di riferimento è sempre Gesù, che ci fa vivere povertà e ricchezza in una dimensione sapienziale: Signore, tieni lontano da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane, perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: Chi è il Signore? oppure, ridotto all’indigenza, non rubi e abusi del nome del mio Dio” (Prov 30,8-9). Ricchezza e povertà non sono due poli opposti, ma due realtà spirituali da vivere alla luce di Gesù: beati voi, poveri, afflitti, affamati, oppressi, perché “Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9). Di più: la legge dell’amore al prossimo, proclamata da Gesù, ci impedisce di fare differenze tra ricchi e poveri e ci invita ad avere un amore fraterno, che trasforma le ricchezze in atti di solidarietà con chi ha bisogno: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,17-18). In tutto agiamo sempre “con purezza, sapienza, magnanimità; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!” (2Cor 6,6.10). Possediamo Gesù, e nell’amore a lui ispiriamo la nostra esistenza di seguaci di Gesù.

Lettura esistenziale

Gesu-4-300x212 Beati i poveri... guai ai ricchi...Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6, 20). Nel Vangelo odierno Gesù proclama beati i poveri, quelli che hanno fame, quelli che piangono, quelli il cui nome è disprezzato per causa sua. Ma perché Gesù li proclama beati? Perché la giustizia di Dio farà sì che costoro siano saziati, rallegrati, risarciti di ogni falsa accusa, in una parola, perché li accoglie fin d’ora nel suo regno. Le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato (cfr Lc 14,11). Infatti, l’evangelista Luca, dopo i quattro “beati voi”, aggiunge quattro ammonimenti: “guai a voi, ricchi… guai a voi, che ora siete sazi,… guai a voi, che ora ridete” e “guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi”, perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi (cfr Lc 13,30).

Questa giustizia e questa beatitudine si realizzano nel “Regno dei cieli”, o “Regno di Dio”, che avrà il suo compimento alla fine dei tempi ma che è già presente nella storia. Dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita, lì si manifesta già ora la giustizia di Dio. È questo il compito che i discepoli del Signore sono chiamati a svolgere anche nella società attuale.

Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Egli non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.