Il progetto affidato a una ditta italiana
Ad eseguire il restauro sarà di nuovo la ditta italiana di Prato che solo due anni fa si era presa cura della Basilica della Natività, grazie a un importante e minuzioso intervento di riabilitazione. La scelta si fonda sulla necessità di garantire continuità di metodo, di maestria artigianale e di sensibilità artistica nei confronti di un sito dal valore sacro senza pari. Le preparazioni preliminari, si legge sul sito della Custodia, sono state completate, e i lavori sono ormai prossimi all’inizio. Oltre agli interventi nella Grotta, sulla roccia nuda, i pavimenti in marmo, colonne e decorazioni, e la stella, punto esatto in cui nacque Gesù, il progetto comprende misure di consolidamento tecnico in sezioni adiacenti, riflettendo sia l’unità architettonica del santuario sia lo spirito di cooperazione che lo preserva per l’intera umanità. I restauri, è innegabile, daranno anche un sostegno a molte famiglie dei lavoratori del posto (formati al restauro) che verranno impegnati in questo importante progetto e di conseguenza all’economia di Betlemme, messa in ginocchio dal conflitto tra Israele e Hamas e dallo stop dei pellegrinaggi che ora, all’inizio della “Fase 2” del piano di pace di Donald Trump, stanno piano piano riprendendo.
Nel segno dell’unità
Un segno di rinascita dunque ma anche un evento fortemente ecumenico, che vede la collaborazione tra greci-ortodossi e francescani, custodi della Grotta: “Questo progetto – prosegue la nota – incarna un impegno cristiano unitario volto a custodire il patrimonio spirituale, storico e culturale della Santa Grotta per le future generazioni, e a tutelare la dignità di un luogo in cui l’annuncio cristiano ha assunto forma visibile e dove, nel corso dei secoli, i fedeli di ogni nazione si sono raccolti in pellegrinaggio”. È qui infatti che il mistero dell’Incarnazione è entrato nella storia e la confessione cristiana ha ricevuto il suo inizio terreno. “Restaurare questo luogo santo significa salvaguardare la continuità della fede, della memoria e della devozione nella terra della Natività. Attraverso questo sforzo collettivo, le Chiese di Gerusalemme proteggono l’eredità evangelica loro affidata e garantiscono che i fedeli di tutte le tradizioni possano continuare a venerare il luogo della nascita di Cristo con riverenza. Da Betlemme, la luce della Natività continua a illuminare il mondo, rendendo testimonianza della presenza cristiana permanente in Terra Santa e della speranza che irradia dalla sacra Grotta in cui è nato il Salvatore”.
(fonte: Vatican News)
