«Fare il prete? Significa essere felice e volersi bene, perché risponde a quello che il Signore ti vuole far fare». Don Vincenzo Aloisi, 52 anni, prete di Castelvetrano, sorride quando si racconta. Dal 2016 è cappellano della Casa circondariale di Castelvetrano dopo l’esperienza di parroco prima a San Francesco di Paola in Castelvetrano, poi a Sacro Cuore in Santa Maria di Gesù` in Mazara del Vallo e a Cristo Risorto in Santa Ninfa. Nel 2025 è stato nominato responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale carceraria. Due volte a settimana sta a contatto coi detenuti, ascoltandoli e celebrando la santa messa con la loro partecipazione. «Per me non sono detenuti ma fratelli – racconta don Vincenzo Aloisi – loro hanno bisogno di tutto, hanno bisogno del Signore». Eppure, confessa don Vincenzo, i primi tempi sono stati difficili per lui vivere il carcere: «Non vedevo l’ora che finiva il mio servizio e uscire da quelle mura, mi sentivo soffocare per le richieste che mi facevano. Oggi, dopo anni di accoglienza e dialogo, quando sto insieme ai fratelli in carcere il tempo vola e andar via mi addolora…».
Don Vincenzo sa bene che fare il prete è, innanzitutto, essere felice con sé stessi e questo costa tanti sacrifici: «rinunciare ai progetti di vita, sacrificare te stesso per gli altri, ma questo è quello che ci chiede il Signore». Ordinato il 7 dicembre 2000, la vocazione di don Vincenzo Aloisi è nata quasi per caso: «Avevo 13 anni e ricordo che andai con una gita organizzata a Belpasso, in un luogo sacro dove avvenivano apparizioni mariane. Fu al ritorno da quel posto che iniziai a frequentare la parrocchia e a don Nicolò Barresi, parroco a Maria Ss. dell’Annunziata a Castelvetrano, manifestai l’intenzione di farmi prete. Poi, grazie al movimento del Rinnovamento dello Spirito, ho conosciuto il Signore, suonavo, facevo animazione con la chitarra, e da lì tutto è iniziato…». Aveva tutt’altri progetti don Vincenzo Aloisi. Il Conservatorio di musica e la gestione, insieme alla sua famiglia, di alcuni supermercati.
La vocazione ha segnato la via del Signore. Nel 2010 don Vincenzo ha pensato di far nascere la comunità “Betlemme di Efratà”, «un sogno di Dio diventato sogno nostro». La comunità, riconosciuta con decreto dal Vescovo, oggi è impegnata in diversi progetti nelle periferie umane del territorio diocesano. E periferia è anche il carcere dove la comunità ha condotto il progetto “Sete di dignità” oggi finito all’attenzione del sottosegretario Andrea Del Mastro.
(Fonte: condividere.info – Max Firreri)
