Commento di fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Martedì della II settimana di Pasqua
Letture: At 4,32-37; Sal 92; Gv 3,7-15
Riflessione biblica
“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Gv 3,7-15). Gesù crocifisso risorto è il punto di attrazione per vivere la vita di fede. L’ha detto Lui stesso: “Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
Ciò implica due verità essenziali per la vita spirituale: credere in Gesù crocifisso e lasciarsi condurre dal suo Spirito. Gesù crocifisso risorto è la nostra salvezza: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (2Pt 2,24). Sulla croce Gesù compì il progetto di misericordia di Dio Padre e nella sua risurrezione ci ha rigenerati alla vita nuova: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù” (Ef 2,4-7). Ma la vita nuova nel Cristo Gesù non è realtà del futuro, ma del presente: essa opera in noi mediante lo Spirito di Gesù, che egli ha effuso su di noi. Sotto l’azione dello Spirito, avviene il nostro “rinascere dall’alto”: “Noi tutti, infatti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3,18). E lo Spirito è come “il vento, soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,7-15). Suggestiva immagine, ma ancora di più l’insegnamento: è lo Spirito che ci fa nascere a vita nuova e ci fa agire nella libertà dei figli di Dio, perché “dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2Cor 3,17). Lo Spirito soffia nei cuori: egli dirada le tenebre dell’egoismo e il suo “soffio” potente è “fuoco d’amore”. Condotti dallo Spirito, la nostra fede sia viva, carica di attesa e di sincero amore a Cristo: a lui aspiriamo, a lui andiamo incontro, a lui gridiamo con desiderio: Maranathà, “Vieni, Signore Gesù” (1Cor 16,22).
Lettura esistenziale
«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3, 14-15). La vita eterna ci è stata offerta grazie al Mistero Pasquale di Cristo e la fede è la via per raggiungerla. È quanto emerge dalle parole rivolte da Gesù a Nicodemo e riportate dall’evangelista Giovanni nel Vangelo odierno. Qui vi è l’esplicito riferimento all’episodio narrato nel libro dei Numeri (21, 1-9), che mette in risalto la forza salvifica della fede nella parola divina. Durante l’esodo, il popolo ebreo si era ribellato a Mosè e a Dio, e venne punito con la piaga dei serpenti velenosi. Mosè chiese perdono, e Dio, accettando il pentimento degli Israeliti, gli ordina: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo esser stato morso lo guarderà, resterà in vita». E così avvenne. Gesù, nella conversazione con Nicodemo, svela il senso più profondo di quell’evento di salvezza, rapportandolo alla propria morte e risurrezione: il Figlio dell’uomo deve essere innalzato sul legno della Croce perché chi crede in Lui abbia la vita. San Giovanni vede proprio nel mistero della Croce il momento in cui si rivela la gloria regale di Gesù, la gloria di un amore che si dona interamente nella passione e morte. Così la Croce, paradossalmente, da segno di condanna, di morte, di fallimento, diventa segno di redenzione, di vita, di vittoria, in cui, con sguardo di fede, si possono scorgere i frutti della salvezza.
