• 9 Febbraio 2026 6:10

ilSycomoro

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Chiesa di Agrigento, non rassegnarsi a mafia e ingiustizie

“Nell’anno della speranza, la rassegnazione che serpeggia nel nostro territorio stride come un insulto al futuro. La rassegnazione non è una virtù, ma una colpa; è il peggior nemico della fede; il veleno che ci spinge a credere che l’ingiustizia sia immutabile, portandoci a vivere una mediocrità pigra, che accetta il male come un destino segnato. Il cristiano è chiamato a essere irrequieto, non rassegnato; un testimone radicale del Vangelo, che non accetta l’ingiustizia e genera fermento nuovo e inarrestabile”.

Lo scrive il Consiglio pastorale diocesano di Agrigento in merito allo “spaccato di degrado umano, politico ed etico, che emerge dalle cronache e che ci interpella tutti”.

“Già nel 1992, l’imperativo all’azione e al non-compromesso è stato chiaramente espresso dalla Chiesa agrigentina con il documento ‘Emergenza mafia’ che in modo chiaro e profetico sottolineava l’indifferenza, l’assuefazione e l’omertà come atteggiamenti inaccettabili e concause di degrado morale e politico di questa nostra terra – ricorda il Consiglio pastorale diocesano – Contro questa mentalità occorre reagire e non essere rassegnati: il giudizio di condanna non basta più; è necessario una cambiamento radicale per liberarci da una condizione di servilismo e da una cultura di morte che è la mafia. Giustizia sociale e la legalità non sono un semplice ossequio alle norme dello Stato ma frutto di un imperativo morale e spirituale che affonda le sue radici nella dignità inalienabile di ogni persona”.

Quindi un appello ricordando le parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993: “Per essere testimoni credibili di una Chiesa libera da compromessi dobbiamo rifiutare, senza appello, ogni forma di asservimento e collaborazione con la mentalità mafiosa e i gruppi criminali, senza assumere mai il ruolo di mendicanti di favori ed esigendo il rispetto dei diritti sanciti dalla legge”.