• 9 Febbraio 2026 7:46

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

Domenica delle Palme

Letture: Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Lc 22,14-23,56

Dopo aver ascoltato la il lungo brano del Vangelo della Passione, mi chiedo, come posso non innamorarmi di Gesù. Muore in Croce per salvarci, ma c’è di più. Muore per ognuno di noi perché ci ama alla follia.

Oggi entriamo in una settimana particolare, senza la quale il nostro essere cristiani non significherebbe nulla. Sono tanti gli elementi che ci accompagneranno, profumi di incenso, fiori, tradizioni millenarie che arricchiscono le processioni, incontri di simulacri…ma il nostro sguardo non deve perdere di vista Cristo. Iniziamo proprio oggi a vivere la sua Passione. Ognuno di noi ha una passione: il calcio, il cinema, l’escursione in montagna e tantissime altre attività che riempiono la nostra vita. La Passione di Cristo siamo noi, è l’umanità intera. Dio ama talmente l’uomo che invia il suo unico Figlio per noi. Il Verbo si fa carne è pone la sua tenda in mezzo a noi, si fa uno dei tanti. Sfida scribi e farisei per guarire lebbrosi, storpi, ciechi. Non nega l’ascolto e il perdono all’adultera, a colei che lava i suoi piedi con le lacrime e li profuma, si intrattiene a parlare con la samaritana, mangia e beve con i pubblicani… ecco perché è venuto, perché ama coloro che la società di allora come oggi considera ultimi, scarto.

Ecco perché non si può che amare un Dio che dice a me e a te che siamo la sua gloria.

E in questo racconto della Passione ci siamo anche noi. San Gregorio Nanziazeno scriveva: “Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, fai come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso”. Io aggiungo se sei Pilato abbi il coraggio delle scelte, non lavarti le mani o la coscienza, ma interessati della realtà che ti circonda. A volte siamo la folla che passa dall’osanna l crocifiggilo senza alcun problema, mancando di coerenza piegandosi al potere. Forse siamo come gli apostoli che nella difficoltà scappano pur essendo sempre stati accanto a Gesù. Oppure siamo Giuda o Pietro. Forse non siamo lontani dai farisei, che si sentono giusti solo perché frequentano il Tempio e osservano la legge e difendono a spada tratta lo stile “del si è fatto sempre così”.  Come non pensare a quelle mamme che come Maria hanno perso un figlio o una figlia a causa della violenza, della guerra, della mafia o della malattia?

Ognuno di noi è protagonista del racconto della Passione, ci siamo dentro. Siamo un po tutti Pilato, Giuda, Pietro, la folla o i farisei…

Io spero che io e te ma anche tutta l’umanità sia l’asinello su cui si è seduto Gesù. L’asinello che sente tutto il peso di quella strada ripida, sotto la soma di quello strano Maestro che tutti acclamano, ma che lui (l’asinello) non conosce. Nonostante non l’abbia mai visto lo trasporta,, non si ferma, continua a salire, è quello che fa fatica più di tutti. Tutti vogliono stare accanto a Gesù, ma è lui il più vicino, ne sente il calore, e la vicinanza.

Ed è proprio quando facciamo fatica, quando non riusciamo a sbarcare il lunario, quando sentiamo il peso della responsabilità, quando abbiamo voglia di mandare qualcuno o tutto a quel paese, quando non riusciamo a capire malattie e morte di qualce persona cara attorno a noi, quando tutto va tutto storto, possiamo pensare all’asino del corteo delle Palme, forse siamo come quella creatura i più vicini a Cristo: stiamo portando lui e il peso del vangelo, lui e le fatiche della missione o del lavoro, della famiglia, della società.

Non dobbiamo avere paura, non siamo soli. L’importante è non arrendersi, perché non saranno sempre le tre del pomeriggio del venerdì santo, ma sarà anche sabato santo.

Karl Rahner diceva che la croce è l’immagine più pura e alta che Dio ha dato di se stesso. «Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» e io aggiungo che la croce bisogna viverla, portarla con gioia e aiutare i tanti crocifissi che sono attorno a noi a non trascinarla ma usarla come ponte per salvarci tutti insieme e vivere da risorti.

Invece di pensare a riarmarci dovremmo iniziare a riamarci per vivere in terno la Passione di Cristo che è Amore.