“Ogni identificazione dimostra che non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un vuoto di sistema. Senza procedure armonizzate continuiamo a produrre morti senza nome e famiglie senza risposte. L’Italia e l’Unione Europea devono assumersi la responsabilità di costruire un sistema comune di identificazione e una banca dati europea del Dna, perché il diritto all’identità non può fermarsi alle frontiere. Restituire un nome ai morti significa riaffermare un principio di diritto, non un gesto di pietà: l’identità è parte integrante della dignità umana”. Lo ha detto Tareke Bhrane, presidente del comitato 3 ottobre, nato dopo il naufragio nel 2013 del barcone carico di migranti che provocò 368 vittime, 20 dispersi mentre 155 persone furono recuperate vive.
A metà dicembre scorso il comitato 3 ottobre e il Labanof dell’università di Milano avevano proceduto all’esumazione, ai fini identificativi, di uno dei cadaveri del naufragio sepolto al cimitero di Bompensiere (Caltanissetta). La dimostrazione di come le vittime dei naufragi possano essere identificate se l’iter viene sostenuto da procedure strutturate, competenze scientifiche e lavoro con le famiglie. Il comitato 3 ottobre aveva annunciato nuove field visit in Europa e in Africa, sempre in collaborazione con il Labanof, per incontrare familiari che sono ancora alla ricerca dei propri cari dispersi lungo le rotte migratorie. Così è stato nei giorni scorsi in Olanda.
I medici del Labanof hanno sottoposto a colloquio conoscitivo i familiari delle vittime, facendosi fornire dettagli fisici, poi hanno prelevato il campione genetico con tamponi salivari dai quali verrà ricavato il Dna e infine fatto vedere l’album fotografico di chi ha perso la vita, ma è rimasto riconoscibile.
“La restituzione dell’identità è un processo complesso, che combina la raccolta delle informazioni ante-mortem, il lavoro diretto con i familiari, le analisi scientifiche e verifiche incrociate – ha spiegato Bhrane – . Sapere chi è sepolto e dove è una condizione minima per consentire alle famiglie di uscire dall’incertezza e di esercitare il diritto al lutto”.
