Commento di Suor Cristiana Scandura
Sabato II settimana di Pasqua
Letture: At 6,1-7 Sal 32 Gv 6,16-21
“Videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca ed ebbero paura” (Gv 6,19).
Il brano evangelico odierno, ci racconta un episodio della vita di Gesù dal quale i Padri della Chiesa hanno colto una grande ricchezza di significato. Il mare simboleggia la vita presente con la sua instabilità. La tempesta indica ogni sorta di tribolazione, di difficoltà, che opprime l’uomo. La barca, invece, rappresenta la Chiesa costruita da Cristo e guidata dagli Apostoli.
Gesù vuole educare i discepoli a sopportare con coraggio le avversità della vita, confidando in Dio. Se guardiamo solo a noi stessi e contiamo sulle nostre deboli forze, ci scoraggiamo facilmente e non possiamo più affrontare le tempeste della vita.
Il grande pensatore Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova”.
Prima ancora che lo cerchiamo o lo invochiamo, il Signore stesso ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza; aspetta solo che ci fidiamo totalmente di Lui, che prendiamo realmente la sua mano, perché in mezzo a tante preoccupazioni, problemi, difficoltà che agitano il mare della nostra vita, risuoni nel cuore la Sua parola rassicurante che dice anche a noi: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”
