Commento a cura di Suor Cristiana Scandura
Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 8,31-39 Sal 108 Lc 13,31-35
“In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere»” (Lc 13,31).
Il Vangelo di oggi ci fa sentire il contesto minaccioso e pericoloso in cui Gesù viveva e operava. Erode, così come aveva ucciso Giovanni Battista, vuole ora uccidere Gesù. Gesù non si lascia intimidire dalle minacce, non ha intenzione di rinunciare al compito che gli è stato affidato, anzi ribadisce che andrà con determinazione fino in fondo, fino a Gerusalemme, luogo in cui troverà compimento la missione affidatagli dal Padre.
Non dimentico però del clima ostile che deve respirare nella città santa, Gerusalemme, Gesù ci fa ascoltare il suo lamento accorato nei confronti di quella città e dei suoi abitanti: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!» (Lc 13,34s).
C’è un contrasto terribile tra le cure riservate a quella città e l’ingratitudine e la violenza con cui hanno risposto agli inviati dal Signore. È sempre grave il peccato in ogni sua forma, ma quello dell’ingratitudine ad un amore di predilezione è sicuramente particolarmente doloroso. Di fronte alla prova, Gesù afferma la costanza nel suo cammino d’amore: “È necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada” (Lc 13,33).
Queste parole invitano anche noi ad una maggiore determinazione di fronte alle difficoltà del cammino. Invochiamo dal Signore la grazia di non scoraggiarci di fronte alle difficoltà della vita, ma di seguirlo tutti i giorni abbracciando la nostra croce.
