Commento di Suor Cristiana Scandura
Santa Chiara di Assisi,
Letture: Os 2, 14-15. 19-20; Sal 44; 2 Cor 4, 6-10. 16-18; Gv 15, 4-10
“Dimorate nel mio amore” (Gv 15,9). L’amore è reale come un luogo, una casa o una tenda, ci si può dimorare dentro. È la casa in cui già siamo, come un bimbo nel grembo della madre: non la vede, ma ha mille segni della sua presenza che lo nutre, lo scalda, lo culla: “il nostro problema è che siamo immersi in un oceano d’amore e non ce ne rendiamo conto” (P. Vannucci). L’amore è Dio. Che io sia amato dipende da lui, non dipende da me. Il nostro compito è decidere se rimanere o no in questo amore. Ma perché farlo? Gesù risponde: perché la vostra gioia sia piena.
Il Vangelo è da ascoltare con attenzione, ne va della nostra gioia. Che poi è un sintomo: ti assicura che stai camminando bene, sulla via giusta. L’amore è da prendere sul serio, ne va della nostra felicità.
“Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 15,12). Non si ama l’umanità in generale, si amano le persone ad una ad una. E poi offre la parola che fa la differenza cristiana: amatevi come io vi ho amato. Lo specifico del cristiano non è amare, questo lo fanno in molte persone, in molti modi. Ma è amare come Cristo, che cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi; che non manda mai via nessuno; che mentre io lo ferisco, mi guarda e mi ama. Come lui si è fatto canale dell’amore del Padre, così ognuno deve farsi vena non ostruita, canale non intasato, perché l’amore scenda e circoli nel corpo del mondo. Se ti chiudi, in te e attorno a te qualcosa muore, come quando si chiude una vena nel corpo. E la prima cosa che muore è la gioia.
“Voi siete miei amici” (Gv 15,14). Non più servi, ma amici. Parola dolce, musica per il cuore dell’uomo. L’amicizia che dice gioia e uguaglianza. Amicizia, umanissimo rito che è teologia, che parla di Dio, e nel farlo conforta la vita, allo stesso modo in cui ne parlava Gesù: amico è un nome di Dio (Ermes Ronchi).
