Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
Domenica della XXV settimana del Tempo Ordinario
Letture: Am 8,4-7; Sal 112; 1Tm 2,1-8; Lc 16,1-13
Un vangelo di non facile comprensione e se vogliamo dirla tutta anche destabilizzante: sembra quasi che Gesù lodi la disonestà dell’amministratore, ma non è così. Ciò che viene lodata da Gesù è la sua scaltrezza che pur pensando al suo orticello riesce ad alzare lo sguardo da se stesso per rivolgerlo agli altri. Non viene lodato per la disonestà, ma per il capovolgimento: il denaro messo a servizio dell’amicizia. Dopo una vita passata a procurarsi sicurezza e benessere sfruttando il suo ruolo maneggiando denari non suoi e accumulando ricchezze in maniera disonesta e poco trasparente, ecco la vera svolta che stravolge il suo destino, finalmente si decide a cambiare. Decide di usare i denari per accumulare amici. Continua a fare una cosa disonesta, ma non più per se stesso. Per gli altri.

In poche parole questo amministratore amava fare la cresta. Un po’ come si ama fare anche oggi con gli appalti che prima di partire un cantiere già la torta è già ben divisa. Così come succede con i finanziamenti destinati alle politiche sociali per le persone fragili, vulnerabili, famiglie povere e senza fissa dimora che in maniera particolare nella città dove vivo servono per far ingrassare a vista d’occhio coloro che credono di essere potenti e scaltri. Ma prima o poi verrà chiesto il conto. Difficilmente pensiamo che si può serve Dio nella giustizia sociale, nella vita di relazione, nel praticare la giustizia (Pr 21,3; Ap 22,11), invece ci rifugiamo nelle devozioni, nell’attenzione alle regole, neklle norme e in riti sterili e vuoti. Dobbiamo svegliarci dal torpore dell’abitudine, liberare scelte audaci, praticare la giustizia nel senso pieno della parola e servire Dio solo.
Il denaro diventa pericoloso quando si trasforma in “dio”, quando ci fa diventare schiavi. Non per niente Francesco di Assisi lo chiamava lo “sterco del demonio”. Nulla ci appartiene tutto va condiviso. In siciliano si usa il detto “mancia e fa manciari”, è quel passo in avanti che compie l’amministratore disonesto. «Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, – scrive Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium – può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà» (EG)
“Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.
“Il Signore ci ha detto che nessun servo può avere due padroni. O serve Dio o serve il denaro. Gesù ce lo ha detto. E questo è un ostacolo: la slealtà. Che non è lo stesso di essere peccatore. Tutti siamo peccatori, e ci pentiamo di questo. Ma essere sleali è fare il doppio gioco, no? Giocare a destra e a sinistra, giocare a Dio e anche giocare al mondo, no? E questo è un ostacolo. Quello che ha voglia di potere e quello che è sleale, difficilmente può servire, diventare servo libero del Signore”. (Papa Francesco)
Francesco di Assisi rincorreva i suoi sogni di gloria e successo immaginando grandi imprese militari, diretto in Puglia giunto vicino a Spoleto gli apparve il Signore, che gli ordinava di tornare indietro dicendogli: “Francesco, è meglio per te seguire il servo o il Padrone?” E Francesco rispose: “Meglio il Padrone”. “E allora perchè dunque ti affanni a cercare il servo invece del Padrone?” Gli dice il Signore. “Cosa vuoi che io faccia?” rispose Francesco. “Ritorna ad Assisi. Non è questa la tua vita!”. Sappiamo com’è finita.
Siamo chiamati ad essere fedeli in tutto ciò che compiamo. Distaccati dai ruoli che ci vengono affidati, servi e non padroni. Il catino e l’asciugatoio del giovedì santo non diventino scettro di potere.
Fedeli nel poco, significa stare attenti a declinare il Vangelo nell’ordinarietà: quando siamo incolonnati per strada o nel posto di lavoro, puntuali, non fanatici o giudicanti, comprensivi, non costantemente irritati e pessimisti, in modo che il nostro volto, la nostra vita, in qualche modo, diventi profezia del mondo in cui prevale la logica di Dio.
Ricordiamoci bene che “Nessuno va in cielo se un povero non gli apre la porta”.
Un altro detto popolare cita: “Chi è ricco di amici è scarso di guai”, non pensare solamente a te stesso o a te stessa, ma alza lo sguardo e condividi ciò che il Signore ti ha donato, per creare relazioni vere e autentiche.
Buona domenica!
