• 9 Febbraio 2026 11:47

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Mercoledì della IV settimana di Quaresima

Letture: Is 49,8-15   Sal 144   Gv 5,17-30

Riflessione biblica

“Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,17-30). Ci sono richieste due esigenze di fede: ascoltare la parola di Gesù e credere in Dio che l’ha inviato per donarci la vita; in corrispondenza ci sono promesse due cose: la vita eterna ed essere preservati dal giudizio. Tutto parte dalla fede: essa è dono di Dio, che opera in noi con la sua parola di verità e santità: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105), e ci istruisce con la sua sapienza: “Il Signore ha creato la sapienza; l’ha vista, l’ha misurata, l’ha diffusa su tutte le sue opere, su ogni mortale, secondo la sua generosità, la elargì a quanti lo amano” (Sir 1,7-8). Credere è affidarsi a lui e accettare l’inviato di Dio per la nostra salvezza, Cristo Gesù, vera sapienza del Padre. Egli opera in Gesù e Gesù nel Padre: “Il Padre mio opera anche ora e anch’io opero” (Gv 5,17). In Gesù, scopriamo l’immenso amore di Dio per noi (Gv 3,16), la luce per non camminare nelle tenebre della menzogna e dell’ingiustizia: “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,45), la libertà: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32), ma soprattutto la vita: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). È importante ascoltare la parola di Gesù, anzi ascoltare lui, che ci dispensa “la parola di Dio viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio, che penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebr 4,12).

Lettura esistenziale

“Il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Gv 5,22s). Su che cosa si baserà il giudizio? Nel Vangelo di Matteo troviamo una descrizione di quello che noi chiamiamo il giudizio finale. L’evangelista dipinge una scena dove è rivelata, più che la sentenza ultima, la verità ultima sull’uomo, in essa è mostrato che cosa resta della vita quando non resta più niente. Resta l’amore verso il prossimo. Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso dove la sostanza della vita è sostanza di carità. Sei passi verso la terra come Dio la sogna. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Il povero è come Dio! Carne di Dio sono i poveri, i loro occhi sono gli occhi di Dio, la loro fame è la fame di Dio. Se un uomo sta male anche Lui sta male. Dio ha legato la salvezza non ad azioni eccezionali, ma ad opere quotidiane, semplici, possibili a tutti. Gli archivi di Dio non sono pieni dei nostri peccati, raccolti e messi da parte per essere tirati fuori contro di noi, nell’ultimo giorno. Gli archivi dell’eternità sono pieni di gesti di bontà, di bicchieri d’acqua fresca donati, di lacrime accolte e asciugate. Poi però ci sono quelli condannati: “Via da me perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare…” (cf Mt 25,41ss). Quale è la loro colpa? Non è detto che abbiano fatto del male ai poveri, semplicemente non hanno fatto nulla per loro. Il giudizio di Dio non farà che ratificare la nostra scelta di vita: via, lontano da me, perché avete scelto voi di stare lontano da me. Allora capisco che il cristianesimo è accogliere Dio nella nostra vita ed entrare nella vita di Dio (Ermes Ronchi).