Commento a cura di Suor Cristiana Scandura
Santa Teresa d’Avila
Letture: Rm 2,1-11 Sal 61 Lc 11,42-46
“Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc 11,45). I farisei sono pronti al rispetto delle norme esteriori e trascurano la giustizia e l’amore di Dio. In questo insegnamento capiamo l’invito di Gesù a comprendere in profondità la Legge. La Legge di Dio è sempre data per il bene dell’uomo. Trascurare questo significa comunque non osservare la Legge di Mosè. I farisei e i dottori della Legge, a cui Gesù si rivolge, vivono una religiosità superficiale fatta dell’osservanza rigorosa e al tempo stesso sterile, di norme e precetti.
Il Signore ci conceda di vivere una fede autentica, di non pretendere dagli altri ciò che noi non facciamo e soprattutto di non dimenticare che il cuore della Legge, l’unico comandamento, quello nuovo è l’amore. “Se cerchiamo la firma inconfondibile di Gesù, il suo marchio esclusivo, lo troviamo in queste parole. Pochi versetti, registrati durante l’ultima cena, quando per l’unica volta nel vangelo, Gesù dice ai suoi discepoli: «Figlioli», usa una parola speciale, affettuosa, carica di tenerezza: figliolini, bambini miei.
«Vi do un comandamento nuovo: come io ho amato voi così amatevi anche voi gli uni gli altri». Non è amore sentimentale quello di Gesù, lui è il racconto inedito della tenerezza del Padre; ama con i fatti, con le sue mani, concretamente: lo fa per primo, in perdita, senza contare. È amore intelligente, che vede prima, più a fondo, più lontano. Amore che legge la primavera del cuore, pur dentro i cento inverni! Che tira fuori da ciascuno il meglio di ciò che può diventare” (Ermes Ronchi).
