• 16 Luglio 2024 5:41

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Il francescano Benedict Ayodi è uno dei fondatori del Movimento Laudato Si’. La sua missione in Kenya è quella di ispirare la gente ad unirsi alla causa dell’ambiente non solo perché il Pianeta rischia il collasso ma perché la voce di Dio tuona ancora e dice: “Vai e ripara la mia Chiesa”. Tanti i risultati raggiunti tra cui lo stop alla realizzazione di un oleodotto che avrebbe sfregiato la foresta

fra-ben-1-130x73 Fra Ben: il frate che mobilita i giovani africani alla cura del CreatoFra’ Benedict Ayodi è un francescano cappuccino che da 20 anni  vive la sua vocazione ispirando giovani e adulti, religiosi e laici a prendersi cura della natura e delle persone più vulnerabili che abitano la nostra Casa comune e che sono sempre di più vittime dei cambiamenti climatici. Attualmente Brother Ben, così lo chiamano i suoi amici, lavora tra il Kenya (uno dei Paesi al mondo con il maggior numero di francescani) e New York impegnandosi nella realizzazione di progetti con il JPIC l’Ufficio generale di Giustizia, Pace e Integrità del Creato, con il Franciscan International, con le Nazioni Unite e con il Movimento Laudato Si’. Kenya e Stati Uniti, due Paesi diversi che gli hanno permesso nei loro mille contrasti di sentire e comprendere meglio “il grido del Creato e dei poveri”. “In Kenya ci sono cresciuto – racconta Fra’ Ben e ho toccato con mano l’importanza che in questa terra ha la foresta, con la sua fauna selvaggia, con i corsi d’acqua, con le risorse che possono sfamare tutti senza sfruttamento, solo con modalità intelligenti, credo che sia stato questo a spingermi a unirmi alla spiritualità di San Francesco d’Assisi”.

La Laudato si’ sui tavoli dell’Onu

Lavorando con il Franciscan International per garantire la tutela della dignità umana e la giustizia ambientale nel quadro stabilito anche dall’ONU, Fra’ Benedict dice: “Sono in molti a soffrire nel mondo, e questo spazio ci consente di parlare ai leader politici, ci offre un forum per dialogare direttamente, faccia a faccia, a cui non vogliamo rinunciare perché è soprattutto in questo contesto che possiamo sostenere le popolazioni e provare a ristabilire l’alleanza con l’ambiente. Non è possibile che alcuni abbiamo cibo a dismisura e altri per procurarselo debbano disboscare le foreste. Bisogna arrivare ad un accordo, trovare un modo e questo i leader mondiali lo sanno ma ci sono ancora tanti, troppi, interessi politici ed economici in ballo”. Anche se Francesco d’Assisi è vissuto 800 anni fa, continua a essere un modello da seguire per quanti lottano per la giustizia ecologica, soprattutto in un continente come l’Africa, che subisce le conseguenze dello sfruttamento intensivo delle sue risorse naturali e dei suoi abitanti, e conseguente squilibrio ecologico, politico, economico e sociale.

Il mandato: “Vai e ripara la mia Chiesa”

La conversione di San Francesco d’Assisi fu segnata dall’istante in cui ascoltò la voce di Dio che diceva: “Vai e ripara la mia Chiesa” e la storia narra che Francesco rispose subito di sì andando a cercare delle pietre per ricostruire una cappella. “Ma poi si rese conto che Dio gli chiedeva qualcosa di diverso, di prendersi cura delle anime, di trasformare il suo popolo, la società intera – ci spiega Ben -. Anche oggi abbiamo bisogno di passare all’azione e realizzare la trasformazione necessaria in questa crisi ecologica, leggendo i segni dei tempi”. Benedict ha fatto parte del comitato che ha fondato e dato vita al Movimento Laudato Si’. “Solo lo Spirito Santo – afferma – ha reso possibile la nostra presenza qui. Abbiamo visto la trasformazione che è avvenuta in così poco tempo. Tutti i continenti sono coinvolti, uomini e donne non solo cristiani ma di altre religioni che hanno deciso di rimboccarsi le maniche. Attraverso il nostro Movimento certamente abbiamo riacceso la fede di molti giovani cattolici che si erano allontanati dalla Chiesa e che sono tornati a credere e a sperare di poter essere artefici di cambiamento.  Abbiamo ottenuto questo effetto ed è ciò che più amo. Essere parte di questo Movimento non è un lavoro, è la mia spiritualità”, confessa Fra’ Ben, il primo a portare il Movimento Laudato Si’ in Africa, che ad oggi conta già 20 Capitoli – comunità di Animatori Laudato Si’ –, il che tradotto in numeri vuol dire 2.480 animatori (di lingua inglese e francese). “Il Movimento Laudato Si’ offre una struttura che ci aiuta a promuovere la nostra missione e ad agire per questa trasformazione. I Capitoli aiutano a riunire e ispirare più persone e organizzazioni attraverso la preghiera e l’azione”, aggiunge il frate.

In Kenya una Chiesa giovane e in fermento

Fra’ Ben macina chilometri ogni giorno, incontra centinaia di persone e il suo compito è quello di formare comunità laiche e religiose, soprattutto mediante il Programma Animatori Laudato Si’ con cui è già riuscito a mettere a segno diversi obiettivi come convincere istituzioni cattoliche a disinvestire dai combustibili fossili o la famosa campagna globale #StopEACOP (“Ferma l’AECOP”)  nell’Est dell’Africa, per fermare la costruzione di un oleodotto che doveva attraversare l’Uganda e la Tanzania, danneggiando la natura e la vita degli abitanti: #StopEACOP è durata 4 anni e mezzo e sono stati anni di battaglia, di lotte, sconfitte, e vittorie in cui le persone anziché tirarsi indietro hanno deciso di dare tutto loro stessi: questa campagna è stata organizzata e portata avanti dai giovani africani che avevano seguito il corso Animatori Laudato Si’!  Alla campagna si sono unite nei mesi altre organizzazioni e siamo riusciti a far sì che anche la Chiesa si unisse e addirittura che l’Unione Europea smettesse di finanziare quel progetto. Il loro lavoro nelle reti sociali è stato fondamentale, ma la cosa più sorprendente era, anzi è la forza e l’entusiasmo dei ragazzi: qui c’è una Chiesa giovane e viva”, afferma Benedict.

Vivere e incarnare la Laudato si’

Benedict definisce il Programma Animatori Laudato Si’ come “ideale per aiutare giovani e adulti a capire e a vivere a pieno l’enciclica di Papa Francesco”. Lo può seguire chiunque ed è disponibile in 7 lingue. Ma è soprattutto uno spazio per conoscerci, dialogare e unirci. San Francesco non voleva solo riunirci in uno stesso progetto, ma anche vivere la spiritualità, il nostro rapporto con Dio, con gli altri e con il Creato, in comunità. Senza comunità non esistono strade da percorrere né progetti da realizzare, tutti i fratelli sono necessari. Durante il Tempo del Creato, ad esempio, con gli Animatori dei vari circoli e capitoli, siamo andati a benedire gli animali selvaggi nel Parco nazionale di Nairobi, una tradizione dei francescani che dimostra la nostra spiritualità nell’amare l’ambiente come dono di Dio, ed è stato un momento bellissimo di riconciliazione tra l’uomo e la terra, di connessione, ma anche di gratitudine per tutto ciò che il Padre ci ha dato. Siamo tutti interconnessi e dobbiamo vivere un’ecologia integrale non con le parole ma con i fatti. Non cammino solo, questa è la mia certezza, cammino con altri compagni del Movimento Laudato Si’ e altre organizzazioni”, conclude fra’ Ben.