di Francesco Polizzotti – Gli spettri del passato tornano, soprattutto nella destra italiana. E di queste ore la teoria strampalata di Galeazzo Bignani, parlamentare del partito di Giorgia Meloni.
Rievocando dinamiche simili a quelle del ventennio, solleva un polverone attorno al Quirinale che non ha tardato ha esprimere “stupore” per le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, giudicando che le sue affermazioni “sembrano dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”, si legge in una nota diffusa oggi dal Colle.
Le parole di Bignami sono arrivate dopo la pubblicazione, su La Verità, di un articolo dal titolo a firma di Maurizio Belpietro intitolato “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”. Il capogruppo di FdI ha chiesto al capo dello Stato di smentire senza indugio quanto riportato dal quotidiano, secondo cui alcuni consiglieri di Mattarella “auspicherebbero iniziative contro il presidente Giorgia Meloni e il centrodestra”, esprimendo anche “giudizi di inadeguatezza” sull’attuale maggioranza.
Bignani come tutta la destra italiana ha un problema e per non risolverlo creano il caso ad arte per non affrontarlo. Nessun tentativo del Colle per fare fuori Meloni. In Italia Mussolini fu dimissionato nel 43′ non dal Re ma dal Gran Consiglio che lui stesso aveva foraggiato per vent’anni, mentre è storia il tentativo di colpo di Stato da parte della P2 e dell’operazione Borghese del 1970 con la compiacenza di frange dell’esercito e dell’estrema destra. Bignani dorma tranquillo. La democrazia in Italia gode di buona salute perché ha una Costituzione antifascista.
