Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario
Letture: Gen 44,18-21.23-29; 45,1-5; Sal 104; Mt 10,7-15
Riflessione biblica
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. L’apostolato è un dono, grazia che ci è con-cessa per annunciare a tutti che “il Regno dei cieli è vicino”. È dono specifico dei sacerdoti, chiamati a dedicare la loro vita al lieto annunzio della presenza del Signore tra noi, di rendere efficace la parola di Dio mediante l’insegnamento sapienziale della conversione e della comunione con Gesù nostra vita, di operare la santificazione delle anime mediante il battesimo e l’eucaristia, segni efficaci della presenza salvifica del Signore Gesù, di stimolare il popolo di Dio a vivere nella giustizia e nella carità per realizzare la propria santità personale.
Ad essi si può applicare quanto affermò S. Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16). Ma anche i laici, in virtù del battesimo ricevuto, “sono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo” (CCC 784): “Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2,4-5). E ancora: “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pt 2,9). A chi vive tale “sacerdozio santo” sono richieste tre cose. Uno stile di vita povero, semplice e fiducioso nella provvidenza divina: “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento” (Mt 10,9-10). Essere portatori di pace e di bene (Mt 10,12-13): “Beati gli operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). E Gesù ci ha detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14,27). Essere partecipi della sofferenza dei fratelli e sorelle che soffrono nella carne e nello spirito: “Non siate pigri nel fare il bene, siate ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,11-15).
Lettura esistenziale
E’ “strada facendo” che compiamo la missione, un movimento verso, uno sguardo oltre, per comunicare una vita che è altra da questa e nel nostro cuore colmo di amore, pronto a donarsi, la gioia, riflette il Regno dei cieli. Il potere dell’amore, ci fa prendere a cuore proprio i più deboli, fragili, quelli che stanno in piedi a fatica, i più amati tra i figli di Dio, per guarirli con il suo amore che è in noi. Saranno liberi dalla lebbra della falsa immagine di Dio, da qualunque schiavitù, che allontana dalla vita piena di figli. L’amore è tutta la nostra forza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno e può essere solo dono, ed il dono è gratuito, non pretende nulla, è Grazia che si rinnova, che mostra l’origine divina di tutto. Liberandoci dal nostro attaccamento alle cose, che a volte ci fa perdere di vista il fine, facciamo l’esperienza dell’essenzialità, raggiungiamo pian piano la purezza della fede, dell’annuncio. Strada facendo puntiamo su altro, perché lo zaino è vuoto, la seconda tunica l’abbiamo già data ad un fratello, a piedi nudi serviamo il Signore, guardando alla croce, per avere sempre nel cuore che l’amore va oltre ogni limite. Ci assicura Gesù che vivendo nell’amore abbiamo sempre nutrimento, perché l’amore è dono reciproco. Poi Gesù ci invita ad entrare sempre in relazione , con nel cuore l’umiltà dell’ospite, di chi con semplicità rispetta la sacralità e libertà dell’altro ed in quanto ospite fa esperienza della gratuità del dono, dell’accoglienza. Così anche in chi ospita nasce la benevolenza di offrire, ma anche di ascoltare la novità che l’altro porta. La missione dice Gesù è incontro e così come una casa è un ambito privato, l’altro è un mondo a sé e va avvicinato in punta di piedi, offrendo la pace. Se accolta esprimerà la disponibilità alla relazione, o piuttosto dimostrerà che non ci sono le condizioni, la disponibilità ad accogliere, la possibilità di concepire una relazione sana. Scuotendo la polvere dai piedi, con semplicità e franchezza, proveremo a richiamare l’altro alla riflessione, all’importanza di questo rifiuto, dell’indisponibilità del suo cuore, della sua mente. Il Signore troverà sempre modi nuovi per incontrarli. Andiamo tutti insieme, per le strade del mondo, e guidati dallo Spirito, scopriamo la nostra missione.
