Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della IV settimana del Tempo Ordinario
Letture: 2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4Â Â Â Sal 85Â Â Â Mc 5,21-43
«La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». (Mc 5,23).
Nel Vangelo odierno, l’evangelista Marco ci presenta il racconto di due guarigioni miracolose che Gesù compie in favore di due donne: la figlia di uno dei capi della Sinagoga, di nome Già iro, ed una donna che soffriva di emorragia.
Sono due episodi in cui sono presenti due livelli di lettura; quello puramente fisico: Gesù si china sulla sofferenza umana guarendo il corpo e quello spirituale: Gesù guarisce il cuore dell’uomo. Gesù è venuto soprattutto a donare la salvezza e chiede la fede in Lui per potere agire.
Nel primo episodio, infatti, alla notizia che la figlioletta di Già iro è morta, Gesù dice al capo della Sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!», lo porta con sé dove stava la bambina ed esclama: «Fanciulla, io ti dico: alzati!».  Il secondo episodio, quello della donna affetta da emorragie, mette nuovamente in evidenza come Gesù sia venuto a liberare l’essere umano nella sua totalità . Infatti, il miracolo si svolge in due fasi: prima avviene la guarigione fisica, ma questa è strettamente legata alla guarigione più profonda, quella che dona la grazia di Dio a chi si apre a Lui con fede. Gesù dice alla donna: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male!» (Mc 5,34).
Questi due racconti di guarigione sono per noi un invito a superare una visione puramente orizzontale e materialista della vita. A Dio noi chiediamo tante guarigioni da problemi, da necessità concrete, ed è giusto, ma quello che dobbiamo chiedere con insistenza è una fede sempre più salda, perché il Signore rinnovi la nostra vita, e una ferma fiducia nel suo amore e nella sua provvidenza che non ci abbandona mai.
