• 9 Febbraio 2026 9:43

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della III settimana di Avvento

Letture: Gn 49,2.8-10; Sal 71; Mt 1,1-17

Riflessione biblica

“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di David, figlio di Abramo” (Mt 1,1-17). A chi interessa una lista di nomi di personaggi per lo più sconosciuti e i cui nomi mettono in difficoltà i vari lettori di turno nella liturgia? Per gli antichi ebrei le genealogie avevano un interesse sociale, in quanto indicava appartenenza ad una determinata gruppo familiare e ad una delle 12 tribù dell’Israele di Dio; per noi, in cui il legame familiare è divenuto debole e fatiscente, questo lungo elenco di nomi ci rende indifferenti e poco interessati. E, in verità, le genealogie hanno poco valore in se stesse: “Non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede” (1Tm 1,4).maria-simeone-300x202 Il disegno di Dio Tale ammonizione indica la via giusta per affrontare la “genealogia di Gesù”: il suo scopo è stato quello di trasmetterci il disegno di Dio nel suo svolgimento lungo i secoli della storia umana: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). È una genealogia stilizzata: non tutti gli antenati di Gesù, ma coloro, uomini e donne, che hanno avuto un ruolo nella storia della salvezza. È una genealogia teologica: Gesù è figlio di Abramo: “in te e nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti” (Gen 12,3.7; Gal 3,16); è discendente di David: “il vangelo riguarda il Figlio di Dio, nato dal seme di Davide secondo la carne, Figlio di Dio costituito con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore” (Rom 1,3-4). Gesù è il culmine della storia della salvezza, il centro di tutta la storia dell’umanità, uomini e donne, con le sue glorie e le sue miserie: “La salvezza non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia. Egli ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i giudei ma anche tra i pagani” (Rom 9,16.22-24).

Lettura esistenziale

bambino-217x300 Il disegno di DioGenealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo” (Mt 1, 1). Con l’odierna Liturgia entriamo nell’ultimo tratto del cammino di Avvento, che esorta ad intensificare la nostra preparazione, per celebrare con fede e con gioia il Natale del Signore, accogliendo con intimo stupore Dio che si fa vicino all’uomo, a ciascuno di noi. Il brano del Vangelo di Matteo ci presenta la “genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo” (Mt 1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto mediante gli uomini, ma con loro. Il Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito dalla Vergine, Maria di Nazareth.

Oggi il Vangelo, che elenca una lunga lista di nomi, ci ricorda che la genealogia di Gesù, è riconoscibile nella storia e Matteo che è ebreo, la scrive per gli ebrei. Eppure sappiamo che molti di loro non hanno riconosciuto in Gesù il Messia atteso, perché lo aspettavano nella veste di re, di vincitore, di conquistatore; attendevano un Messia che li avrebbe resi ricchi e potenti, conquistato terre per loro, liberato dal potere romano. Eppure la Scrittura aveva già attestato di Lui: “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 2-3). Gesù viene nell’umiltà e nella mitezza, atteggiamenti che ogni Suo discepolo deve fare propri.

La mitezza, è l’esatto opposto della violenza che, sappiamo bene, può stare già in uno sguardo, in un pensiero, nelle parole. L’umiltà è sorella della mitezza. È avere la coscienza di ciò che si è, con i propri pregi e i propri limiti, accettandoli serenamente, e avendo la capacità di ringraziare il Signore per il bene che ci dona di compiere e chiedendo perdono per gli errori che commettiamo quando ci allontaniamo da Lui.