• 9 Febbraio 2026 14:13

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi

San Giuseppe Lavoratore

Letture: Gen 1,26-2,3; Sal 89; Mt 13,54-58

“Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?” (Mt 13,54-58). Gesù era troppo simile a loro: un falegname, un mestiere come un altro; lui e i suoi parenti, gente comune; li incontravano nella sinagoga, nelle vie del villaggio, niente di particolare tanto da poter immaginare che in Gesù potesse agire la sapienza e la potenza di Dio. Da un punto di vista umano, Giuseppe aveva trasmesso a Gesù la tradizione giudaica sul lavoro. Il lavoro è un collaborare con Dio: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15). E a chi lavora Dio ha promesso una benedizione: “Il Signore tuo Dio ti benedica in ogni lavoro a cui avrai messo mano” (Dt 14,29). Anche la tradizione dei suoi Padri gli insegnava una grande verità: “È bello lo studio della legge unito con un mestiere manuale, perché l’occuparsi di ambedue fa dimenticare il peccato. Ogni studio della legge staccato dal lavoro manuale risulta vano ed è incentivo di peccato” (Aboth, 2,2). A Giuseppe, che ha lavorato per Gesù, si può applicare la regola bellissima, dettata da Paolo: “Tutto ciò che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3,17). Come per S. Giuseppe, il nostro lavoro deve servire “per far crescere Gesù” in noi: il lavoro è grazia che ci mette in comunione con Gesù e ci fa essere utili nell’amore ai fratelli poveri: “ciascuno lavori operando il bene con le proprie mani, per poterlo condividere con chi si trova nel bisogno” (Ef 4,28). Tutto va vissuto nella fede: per ringraziare Dio di averci resi suoi collaboratori nell’operare il bene e rendere a lui gloria: “Fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31)