di Ivana Risitano – Ho, appesa accanto al letto, una cartolina col dipinto di Simone Martini: una Chiara con la testa inclinata, in mano un fiore, in testa velo e aureola. La Chiara che mi porto negli occhi stasera è diversa: i capelli sono sparsi e liberi, la tonaca ruvida, le mani insanguinate. “Io non volevo fare paura!”. Lo pensano molte donne, quando la potenza del Femminile sprigiona dai loro corpi la forza dei “miracoli”. Non voglio, con questo, ridimensionare il carattere speciale della spiritualità di Chiara d’Assisi: voglio, piuttosto, cogliere ciò che di universale, oltre lo spazio e il tempo, c’è nella sua esperienza. Credo che ad un film, come a qualsiasi opera d’arte, non bisogna chiedere la fedele ricostruzione storica: quella può esserci, sì; ma un film trasfigura: è l’incontro tra quella storia, quella vita, e le immagini che quella storia suscita nel regista, e poi, ancora, tra l’immaginazione del regista e noi, ciascuno di noi che, durante la visione, fa un’esperienza.
Andrea Carpenzano, Susanna Nicchiarelli e Margherita Mazzucco
Il film di Susanna Nicchiarelli non si sofferma sulla dimensione mistica: poche le scene di preghiera, pochi i richiami ai silenzi contemplativi e alle rinunce corporali. Ma ci sono scene che, al di là della fedele e letterale aderenza alla storia, contengono un messaggio potente. Ci sono le scene della rabbia, quelle urla e le mani protese: il gesto mancato, la frustrazione di fronte alla prepotenza del maschilismo, ma anche il farsi portavoce di tutti, coreuta e sorella che talvolta è anche madre, e condottiera. Ci sono le scene delle danze femminili, per me tra le più belle: quell’armonia di corpi diversi ma capaci di comporre una forma unitaria e bella, stagliata sul palcoscenico di Madre Natura o raccolta nell’utero di una chiesa. E poi i veli tolti uno ad uno dai capelli, e i vestiti dismessi; e il dono delle bambole ai bambini lebbrosi – ché l’amore talvolta è donare il “superfluo”, accanto all’essenziale; e l’incedere delle sorelle come un coro di tragedia greca; e i visi increduli di Chiara di fronte ai miracoli che le “scappano” dalle mani, segno di un affidamento a Dio che le restituisce il centuplo, e trasborda dalla sua pelle e persino dalla sua volontà cosciente. A ciascuno un film tocca alcune corde e non altre. A me ha vibrato quella della parresìa: non solo il coraggio dei gesti, ma anche quello del parlar chiaro. E, accanto, quella del movimento. Non nascondo che per anni ho associato la clausura ad una forma di staticità, in cui l’unico movimento che percepivo era quello dell’anima che si fonde col Creatore. Adesso ho, accanto a quest’immagine di Chiara, quella di altri movimenti: quello della parola, della dialettica, dell’insistenza anche, e della proposta, e della denuncia, e della “pretesa”; e la voglia di partire, di esplorare, di stare tra la gente; e poi il movimento del Desiderio, da cui scaturisce tutto questo: perché Chiara non fa capricci, semplicemente è sintonizzata col profondo di se stessa, quell’interiorità in cui abita la Verità.
Infine, il movimento del Creare: creare una sororità, creare una dimensione di Cura, creare una Regola (che, più che come Regola, forse è importante perché non lascia indietro le donne rispetto agli uomini, e perché consente di creare un recinto a quei desideri e a quelle volontà, che non sia gabbia ma protezione, base sicura da cui realizzare una vocazione oltre le pressioni del mondano).
Si intrecciano, nel film, la dimensione “politica” (nel senso più nobile del termine) e quella spirituale ed esistenziale. Chiara lotta contro l’ipse dixit, contro il maschilismo imperante, contro la violenza fisica e psicologica dei prepotenti, contro l’avidità di potere e di profitto, e apre nuove strade dove non si credeva possibile. Chiara ascolta la voce di Dio, e la ascolta contattando la propria essenza più intima, così come negli sguardi e nei sorrisi scambiati con le sorelle, e nell’immensità del Creato: sincera con se stessa, e capace di sintonizzarsi con l’Altro in quella comunione che conforta e rafforza.
Così, accanto all’immaginetta della Chiara col fiore in mano, metto quella di una Chiara della danza e della lotta nonviolenta… e lascio lo spazio per tutte quelle immagini che verranno, dentro una Storia che ha ancora troppi squilibri di potere e troppa paura del Femminile.
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