Commento a cura di Suor Cristiana Scandura
Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Letture: 2Mac 6,18-31 Sal 3 Lc 19,1-10
“Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia” (Lc 19,6).
Zaccheo è profondamente emozionato, sembra di vederlo scendere in tutta fretta e correre verso casa per poter fare una degna accoglienza a Gesù. Gli altri osservano da lontano, non c’è alcuna benevolenza nel loro sguardo ma solo diffidenza e giudizio: “È entrato in casa di un peccatore!” (19,7). Una parola mormorata a denti stretti. La scelta di Gesù appare ai loro occhi come l’ennesima conferma che il Rabbi di Nazaret non cammina nelle vie di Dio e non insegna la fedeltà alla Legge di Dio.
Zaccheo si sente onorato di ospitare nella sua casa un uomo che gli fa nuovamente intravedere la presenza di Dio. Accogliere Gesù nella propria casa è un avvenimento che lo scuote profondamente, gli permette di rivisitare la sua vita e di misurare anche gli errori. Ammette di aver fatto del male a tante persone .Non basta riconoscere il male commesso né basta impegnarsi a non rifare gli stessi errori. Il vero pentimento si traduce in un impegno chiaro: “Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri; e se ho rubato a qualcuno, sono pronto a restituire quattro volte tanto” (Lc 19,8).
L’emozione lo tradisce. Zaccheo è un uomo abituato a contare i soldi, è il suo mestiere. E tuttavia, in quel momento perde il senso della misura. Se la metà del patrimonio è dato ai poveri, dove trova i soldi per restituire quattro volte tanto alle persone alle quali ha rubato. È probabile che in quel momento lui neppure si rende conto di quello che sta dicendo, ma in fondo, a pensarci bene, è proprio questo il segno della fede. Il credente cammina nella via dell’amore e chi ama non misura.
