Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Lunedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 1,1-7; Sal 97; Lc 11,29-32
Riflessione biblica
“Il Figlio dell’uomo sarà segno per questa generazione” (Lc 11,29-32). Forse, ci immaginiamo che Gesù parli alla gente del suo tempo, ma il suo messaggio è diretto anche a noi. E anche se è duro, lo accettiamo come medicina per la nostra salvezza. D’altra parte, Gesù ci invita a riflettere sul senso profondo della fede: non cercare “segni” per riconoscerlo Signore della nostra vita, ma accoglierlo come nostra sapienza, come colui che nella sua morte ci ha purificati dalle nostre colpe, come risurrezione per vivere una vita nuova. Gesù è il segno del nostro credere, del nostro profondo rinnovamento interiore, del nostro vivere in comunione.
Anzi, Gesù crocifisso è il segno unico del nostro essere cristiani: “I Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,22-24). Di più: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12). Da questa certezza di fede, scaturiscono tre realtà essenziale del nostro credere in lui. Gesù è la nostra sapienza: egli proclama la verità che ci rende liberi (Gv 8,32), è la via che conduce alla vita (Gv 14,6), la sapienza divina, che giustifica, santifica e ci redime per essere figli di Dio (!Cor 1,30). Per questo, chiediamo al “Dio del Signore nostro Gesù Cristo che ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui, che illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati e quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi” (Ef 1,17-18). Gesù è il segno della nostra morte al peccato: “Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio” (Rom 6,8-10). Gesù è il segno della nostra risurrezione: “Se siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione” (Rom 6,5). Di più: Gesù stesso è la nostra risurrezione: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chi vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25-26).
Lettura esistenziale
“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona” (Lc 11, 29). Leggendo questo brano evangelico semplicisticamente, in un primo momento viene quasi da pensare che il Maestro quel giorno si sia alzato con la luna storta e che è meglio stargli alla larga finché non sia sbollito un po’ il malumore. La questione invece è molto più profonda: nella persona di Gesù, il Padre si è fatto presente agli uomini, si è fatto visibile, prossimo. Il Verbo incarnato è il segno più eloquente dell’Amore di Dio, Amore che guarisce, che libera, che fa risorgere, ma che per operare tutto questo esige l’accoglienza da parte dell’uomo.
“Chi ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te” esclama S. Agostino, per significare che la salvezza portata da Cristo, per essere efficace ed operante, necessita della nostra collaborazione.
La conversione altro non è che dire “si” al progetto d’amore di Dio su di noi.
Da questo “eccomi”, rinnovato quotidianamente, scaturisce inevitabilmente dal nostro cuore un cantico di lode e di ringraziamento: il nostro “Magnificat” a Dio che della nostra vita una meraviglia stupendo.
