Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
San Francesco Saverio
Letture: Is 11,1-10; Sal 71; Lc 10,21-24
Riflessione biblica
“In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo” (Lc 10,21-24). Esultiamo con Gesù che viene e nello Spirito ci porta la gioia della salvezza. Non una gioia qualsiasi, ma dono dello Spirito che ci immette nella vita intima di Dio e ci comunica conoscenza, saggezza, esperienza. Conoscenza: del rapporto intimo che intercorre tra Gesù e il Padre e che ci immette nella comunione con Dio: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Gv 14,6-7); della comunione intima che intercorre tra Gesù e noi: “per avere una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale” (Col 1,9). Saggezza: per penetrare e gustare tale progetto di amore e trovare in Gesù la via unica che porta alla comunione con Dio. Dietro il suo esempio, cerchiamo di “avere i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutriamo desideri di grandezza; volgiamoci piuttosto a ciò che è umile. Non stimiamoci sapienti da noi stessi” (Rom 12,16). Tale sapienza conduce alla santità della vita: a quell’incontro con Gesù, “luce vera, che illumina ogni uomo e ci dà il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,9.12-13). Esperienza: per esperimentare la gioia di essere in comunione con Dio: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia” (Sal 34,9). E vivere secondo lo Spirito e lasciarsi condurre da lui ci porta a conoscere Gesù, “potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,24), e in Gesù conoscere il Padre e il suo amore infinito per noi, piccoli che ci affidiamo totalmente a lui.
Lettura esistenziale
“In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto” (Lc 10, 21). Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto? Il Vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati. Ma ecco che il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. “Hai rivelato queste cose ai piccoli” (v. 21). Di quali cose si tratta? Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo. I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza. Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco. “Venite, vi darò ristoro” (Mt 11, 28). E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio. Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia. Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera (Ermes Ronchi).
