• 9 Febbraio 2026 9:42

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

San Giovanni della Croce

Letture: Sof 3,1-2.9-13; Sal 33; Mt 21,28-32

Riflessione biblica

“Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna” (Mt 21,28-32). Non so a chi somigliamo: ciascuno è invitato a dare una risposta personale: “Che ve ne pare?”. Forse, somigliamo sia al primo che al secondo, in base alle circostanze: è la nostra condizione umana di fragilità, che lotta tra il sì e il no al progetto salvifico di Dio. Così, l’importante è prendere coscienza che nel nostro cammino di fede spesso ci viene richiesto di accettare circostanze avverse, facendo la volontà di Dio. prete-in-preghiera-300x169 L'amore di un PadreLa nostra risposta è pronta a dire: “Sia fatta la tua volontà, o Padre, e non la mia” (Lc 22,42), e poi agire in conseguenza? Ricordiamoci: “Non chi mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Spesso, ci accade di essere indecisi, è il momento di rivolgere a Dio la nostra supplica: “Insegnami a fare la tua volontà, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in una terra piana” (Sal 143,10) e subito metterci all’azione per rispondere alle esigenze della volontà di Dio: “Il Dio della pace, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo” (Ebr 13,21). Anche qui la lezione dell’Avvento si articola in tre punti essenziali. Accettare la nostra fragilità umana: non c’è uomo o donna che non sbagli, ma in Gesù troviamo la nostra forza di compiere la volontà di Dio: “Mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cri-sto: infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10). preghiera1-300x200 L'amore di un PadreRifiutare ogni formalismo umano e religioso, ma praticare con sincerità il nostro rapporto con Dio e con i fratelli: “Signore, tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza.” (Sal 51,8). Essere in comunione con Gesù e imparare da lui: “il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,34). Operiamo, in Gesù, una vera conversione della mente e del cuore: “Se davvero avete dato ascolto a Gesù e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, abbandonate l’uomo vecchio con la sua condotta di prima, che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, e rinnovatevi nello spirito della vostra mente e rivestite l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Ef 4,21-24).

Lettura esistenziale

vigna L'amore di un Padre“Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma poi non vi andò” (Mt 21, 29-30). Spesso dentro di noi sono presenti entrambi i figli: quello che dice di sì per compiacere Dio o il prossimo, ma in realtà senza alcuna convinzione, solo per fare bella figura o perché ha paura del giudizio degli altri. E l’altro figlio, quello più irrequieto e un po’ ribelle, che dice di non volere andare a lavorare nella vigna, semplicemente perché non ne ha voglia, ma che alla fine ci va. Dio preferisce questo secondo atteggiamento, cioè preferisce l’autenticità, anche se questa non sempre è esemplare.

Leggendo questo brano evangelico, ma anche tanti altri, balza subito all’attenzione che Gesù nutre una cordiale antipatia, direi proprio un’allergia, verso un atteggiamento in particolare: l’ipocrisia. L’ipocrisia è l’esatto contrario della semplicità. La semplicità è unità di vita, unità tra ciò che pensiamo, ciò che diciamo e ciò che viviamo. La semplicità è anche essenzialità, leggerezza e trasparenza. Essa è di una bellezza disarmante.  Il semplice non si preoccupa della propria immagine o della propria reputazione, non è mosso da calcolo, non pensa male del prossimo, non sospetta di nessuno, perché come uno è nell’intimo, così vede gli altri.

L’ipocrita invece è doppio di cuore, cioè vive e pensa una cosa e ne dice un’altra. E questo, sia in relazione a Dio, sia in relazione ai fratelli. Essere religiosi può essere solo un’apparenza per compiacere Dio, ma ciò che conta è quello che scegliamo nel cuore al di là dell’apparenza.