Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
San Diego d’Alcalá Frate Minore
Letture: Sap 18,14-16;19,6-9; Sal 104; Lc 18,1-8
Riflessione biblica
“In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: è necessario pregare sempre, senza stancarsi mai”. La preghiera è uno dei temi fondamentali del Vangelo di Luca: per lui, pregare è chiedere, cercare, proclamare, contemplare, lodare, esultare a motivo della salvezza. Essa investe tutta la vita del credente: è “eucaristia”, scandita nella vita e attraverso la vita, dialogo tra Dio che si rivela all’uomo e dell’uomo che ascolta e accetta la parola di Dio, rendendogli lode con il lasciarsi coinvolgere dalla sua avventura di amore e di dedizione. Per questo, come Maria nel Magnificat e Zaccaria nel Benedictus, la preghiera è attenzione a ciò che Dio fa e dice, ricerca del senso profondo e inesauribile dei suoi misteriosi interventi nella storia della salvezza. Allora, la nostra preghiera si fa lode, meditazione e contemplazione della sua opera di salvezza operata in noi e in tutti gli uomini. Ecco perché dobbiamo pregare senza stancarci mai: siamo in dialogo con Dio e la preghiera alimenta la nostra comunione con il Signore, che determina il nostro pensare, agire, sentire.
Pregare è una necessità della vita spirituale: “Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie” (Col 4,2). Ma attenzione: anche quando ci rivolgiamo a Dio con una domanda o una supplica, lo facciamo nella fede, sicuri della sua parola: “In verità, io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Gv 16,23), ma nello stesso tempo consapevoli di essere in comunione con Gesù per compiere insieme a lui la volontà di Dio. E anche se non ci dovesse concedere ciò che chiediamo, rimane in noi la fiducia in questa volontà divina paterna che tutto dispone per il nostro bene. La domanda si trasforma nella prova in assenso di fede e in umile e obbediente accettazione della volontà di Dio, contemplazione della sua bontà paterna che nulla può permettere di male per i suoi figli. E perché la preghiera non scada in automatismo da bacchetta magica, il Signore ci ha dato il suo Spirito, che ci insegna che pregare non è convincere Dio delle nostre necessità, ma un lasciarci convertire al suo progetto di amore. E lo Spirito “viene in aiuto alla nostra debolezza; infatti, non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio” (Rom 8,26-27).
Lettura esistenziale
“Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18, 1). In questo brano evangelico, Gesù afferma chiaramente che la preghiera è una necessità costante che deve essere difesa dall’incostanza e dallo scoraggiamento. Bisogna pregare con la certezza che il Signore ci esaudisce sempre, non perché fa come gli diciamo noi, ma perché realizza sempre in una maniera più vera di quella che noi possiamo immaginare e sperare, ciò che gli abbiamo chiesto.
La forza, che in silenzio e senza clamori cambia il mondo e lo trasforma nel Regno di Dio, è la fede ed espressione della fede è la preghiera. Quando la fede si colma d’amore per Dio, riconosciuto come Padre buono e giusto, la preghiera si fa perseverante, insistente, diventa un gemito dello spirito, un grido dell’anima che penetra il cuore di Dio. In tal modo la preghiera diviene la più grande forza di trasformazione del mondo.
Di fronte a realtà sociali difficili e complesse, occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. È la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede. Alla fine di questo brano evangleico, Gesù pone questa domanda: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terrà?” (Lc 18,8).
È una domanda che ci fa pensare. Quale sarà la nostra risposta a questo inquietante interrogativo?
