“Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!»” (Mt 9,27).
Questo racconto chiude un’ampia sezione in cui l’evangelista ha descritto accuratamente i gesti della carità compiuti da Gesù. La guarigione è solo la cornice di un annuncio che intende presentare Gesù come Colui che dona una nuova capacità di leggere la vita.
I due ciechi seguono Gesù perché cercano la luce, hanno coscienza di essere ciechi e soprattutto hanno fede che solo il profeta di Nazaret può dare loro la luce. Per questo lo invocano come “Figlio di Davide”, credono alla promessa dei profeti e sanno che quando Dio invierà il suo Messia “si apriranno gli occhi dei ciechi” (Is 35,5). Senza Cristo siamo tutti ciechi, è a Lui che dobbiamo chiedere la luce, ogni giorno. La preghiera diventa così una supplica fiduciosa e insistente. Dobbiamo restare umili mendicanti fino alla fine, sempre bisognosi di luce.
Non basta cercare e chiedere, occorre anche disporsi ad accogliere la luce. È Dio che sceglie quando e come. Non sempre il dono arriva su un vassoio d’oro, tante volte passa attraverso eventi dolorosi. Quando fu chiesto a Teresa di Lisieux di attendere alcuni mesi prima di chiedere di fare la professione religiosa, a causa della giovane età, la Santa confessa che fu molto faticoso accettare questa decisione: “In un primo momento, mi fu molto difficile accettare quel grande sacrificio ma ben presto si fece luce nella mia anima” (Ms A 73v). L’obbedienza è come una porta aperta che fa entrare la luce perché “Dio resiste ai superbi ma fa grazia agli umili” (1Pt 5,5). Chiediamo di avere questa fede.
