Commento di Suor Cristiana Scandura
Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario
Letture: 2Sam 7,18-19.24-29 Sal 131 Mc 4,21-25
“Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce” (Mc 4,21s).
Ogni cristiano è chiamato a vivere in Cristo Gesù e a divenire così luce anche per gli altri. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la grazia dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua.
Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? Possiamo farlo con le nostre forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l’azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata, che ci trasforma.
La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell’essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, attraverso cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall’azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla Sua.
“Se questi e queste (si sono fatti santi), perché non io?” (S. Agostino).
