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Messina. Al San Tommaso pomeriggio dedicato all’esortazione apostolica “Laudato Deum”

“Scuotere la coscienza di tutti, non solo dei capi di Stato, ma di ogni persona di buona volontà”: è chiaro l’intento di Papa Francesco, che con la nuova esortazione apostolica “Laudate Deum” – pubblicata otto anni dopo l’enciclica “Laudato sì” – torna a parlare di ecologia integrale, facendo il punto di quanto è stato compiuto dalla politica internazionale e quanto ancora resta da compiere.

Tanti gli spunti critici contenuti nel testo, più sintetico del precedente ma particolarmente incisivo, sul quale la comunità accademica dell’Istituto teologico “San Tommaso” si è soffermata proponendo alla cittadinanza una riflessione a più voci.

Introdotti dalla prof.ssa Maria Laura Giacobello docente Unime di Filosofia morale, i colleghi Marianna Gensabella (presidente della sezione siciliana dell’Istituto italiano di bioetica e docente di Bioetica), Giuseppe Lo Paro (docente di Ecologia) e don Gianni Russo, direttore del San Tommaso e della Scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia, si sono soffermati sugli aspetti filosofici, scientifici e spirituali di una pubblicazione che si apre a numerose “svolte”.

Lo sfondo dottrinale, spiega Gensabella, è lo stesso di Laudato sì, “un’ecologia integrale che non rinuncia al ruolo centrale dell’essere umano, ma lo ripensa radicalmente non più come il padrone della terra, ma custode che la riceve in dono e se ne prende cura con responsabilità e amore”. Dall’aggiornamento dei dati scientifici, alla critica serrata al paradigma tecnocratico e alle ideologie sottese, dalla denuncia alla politica internazionale a una rinnovata promozione del bene comune sostenuta dalla creazione di organizzazioni mondiali più efficienti, i vari livelli su ci si snoda l’esortazione convergono verso un ripensamento della crisi climatica come un problema sociale-globale che non può risolversi con meri rimedi tecnici, ma che necessita di un profondo cambiamento culturale, di una vera e propria conversione ecologica personale e collettivo.

Passando in rassegna i punti fondamentali del documento, don Russo ha richiamato l’urgenza della questione già affrontata dai vescovi degli Stati Uniti nel 2019 e nel sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Nairobi nel 2022: se è vero che non tutte le catastrofi possono essere attribuite al cambiamento climatico globale, è stato però provato che alcuni cambiamenti climatici indotti dall’uomo abbiano aumentato significativamente la probabilità di eventi estremi più frequenti e più intensi. Se da una parte dunque il paradigma tecnocratico e i possibili modelli di sviluppo tecnologico e d’intelligenza artificiale presentano una prospettiva “senza limiti”, ha detto il sacerdote, dall’altra c’è la finitezza delle risorse naturali che richiede la gestione da parte di organizzazioni mondiali efficaci, dotate di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali: “Ciò che conta è ricordare che non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali e senza cambiamenti nelle persone”.

A Lo Paro il compito di soffermarsi sugli aspetti scientifici della pubblicazione, fra i quali la terminologia scientifica utilizzata parlando della frammentazione e vulnerabilità degli ecosistemi, della necessità di corridoi biologici, della desertificazione dei territori, del mantenimento della biodiversità naturale e dell’utilizzo delle risorse. In particolare, ha spiegato il docente, “viene acquisito e rafforzato uno dei fondamenti dell’ecologia in cui gli ambienti sono considerati sistemi integrati ed interconnessi in cui le componenti abiotiche e le centinaia di migliaia di organismi biologici tra cui l’uomo, svolgono un ruolo essenziale per la reciproca sopravvivenza”.

(Fonte: Insieme.sdbsicilia.org – Rachele Gerace)

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