• 11 Marzo 2026 16:07

ilSycomoro

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Messina. Daniela, uccisa dall’ex, a scoprire il cadavere è stata la figlia

Era agli arresti domiciliari per reati contro la persona, violenza e minacce, ma non aveva il braccialetto elettronico, Santino Bonfiglio, l’uomo di 67 anni che ha confessato di avere ucciso, martedì sera a Messina, la ex compagna, Daniela Zinnanti, 50 anni. A precisarlo gli investigatori. La coppia era stata insieme fino a un mese fa quando, secondo quanto risulta dalle indagini, Bonfiglio avrebbe picchiato la donna, che era stata ricoverata in ospedale. Daniela avrebbe poi ritirato la denuncia.
Durante l’interrogatorio, davanti al procuratore di Messina e ai poliziotti della squadra Mobile, il 67enne ha ammesso di aver accoltellato a morte la ex compagna nella sua casa, a Messina, in via Lombardia, dopo che si era presentato da lei «per parlare». Forse per provare a convincerla a tornare insieme. La donna è stata colpita decine di volte, secondo quanto risulterebbe dal primo esame del medico legale. A scoprire il cadavere è stata la figlia della vittima, che non aveva notizie della madre. La giovane donna, alla vista del corpo per terra, ha avuto un malore ed è stata trasportata in ospedale. All’assassino, i poliziotti sono arrivati esaminando le immagini di alcune telecamere della zona: nelle riprese si vedeva chiaramente Santino Bonfiglio mentre si allontanava a passo spedito dal luogo del delitto. L’uomo è stato rintracciato poco dopo dalla polizia.
Dagli accertamenti disposti dalla Procura di Messina, Bonfiglio avrebbe violato gli arresti domiciliari a cui era stato sottoposto dal gip dopo la seconda denuncia (la prima era stata ritirata) della vittima. Il gip aveva disposto che l’indagato indossasse il braccialetto elettronico, che non era però disponibile. Il giudice per le indagini preliminari non aveva però vincolato la misura cautelare all’obbligo dell’uso dello strumento elettronico.
Gli agenti della squadra mobile messinese che indagano sul femminicidio hanno recuperato poi il coltello, vicino a un cassonetto, non lontano da casa. Il rapporto della coppia secondo testimonianze raccolte dagli investigatori era travagliato: i due si lasciavano e si riprendevano, con discussioni frequenti. Ora, i magistrati stanno ricostruendo la catena dei precedenti episodi di violenza.  Sul posto, oltre alla squadra Mobile e la Scientifica per i rilievi, martedì notte, anche il procuratore di Messina Antonio D’Amato. Dopo aver confessato, il 67enne è stato posto in stato di fermo. In base ai dati monitorati dall’Osservatorio Nazionale di “Non Una Di Meno”, quello di Messina è l’undicesimo femminicidio da inizio anno. Nella totalità dei casi, l’assassino era conosciuto dalla persona uccisa: marito, ex, padre o figlio.