• 9 Febbraio 2026 2:03

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Migranti, mille vite finite nel nulla: partiti per disperazione ed invisibili al governo italiano

(AP Photo/Valeria Ferraro) Associated Press/LaPresse

L’ipotesi iniziale era di 380 dispersi, ma l’ong Mediterranea sostiene che potrebbero essere fino a mille i migranti partiti durante le tempeste degli ultimi giorni di cui non si hanno più notizie. «Chiunque avesse avuto un’altra scelta non si sarebbe trovato in mare con quel tempo, questo rivela il livello di disperazione e costrizione di chi fugge attraverso il Mediterraneo. Il governo è pienamente consapevole dell’ennesima tragedia, ma sceglie di non guardare. Anzi, decide di insabbiarla», dice la portavoce di Sea-Watch Giorgia Linardi.

Alla fine della scorsa settimana, quello che arrivava dal Mediterraneo Centrale era un bollettino dell’orrore. Si erano perse le tracce di 380 persone partite dal porto tunisino di Sfax tra il 14 e il 21 gennaio. Lo avevamo raccontato nell’articolo Quei 380 dispersi nel Mediterraneo, e Piantedosi celebra il calo degli sbarchi. Ma durante il ciclone Harry, i dispersi in mare potrebbero essere stati molti di più, fino a mille persone. Come denuncia l’ong Mediterranea: «Ora si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale, mentre i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito».

«La notizia», spiega Giorgia Linardi, portavoce dell’ong Sea-Watch, «arriva da Refugees in Libya & Tunisia, una realtà composta da persone che hanno ottenuto lo status di rifugiato in Europa e da chi, invece, è ancora intrappolato dall’altro lato del Mediterraneo. L’ong Mediterranea ha lanciato l’allarme basandosi sulle informazioni fornite da questo movimento».

Stando ai dati dell’Iom, il 2025 si è chiuso con 1.873 morti accertati nel Mediterraneo centrale: «Ma sappiamo che il dato reale è molto più alto», continua Linardi. «Se il numero dei dispersi fosse davvero di mille, solo alla fine del primo mese del 2026, chissà quante altre vittime dovremo contare quest’anno e negli anni a venire con le politiche migratorie adottate dal governo italiano e dell’Ue».

Dallo scorso sabato, la nave dell’organizzazione è in stato di fermo al porto di Catania con una multa di 7.500 euro. «Di fatto», spiega Linardi, «ci viene contestato di non aver informato i libici dell’ultimo soccorso effettuato. Ci viene rimproverato di non esserci resi complici di un crimine internazionale. Negli ultimi giorni ci è stato impedito di essere in mare, ma le persone continuano a partire e c’è un bisogno disperato di soccorrerle».

Il Mediterraneo oggi

Il Mediterraneo oggi ci parla di «tragedie e crisi trasversali e intersezionali», afferma la portavoce di Sea-Watch. «È un mare che riflette gli effetti del cambiamento climatico: il ciclone Harry non è arrivato per caso. Sono stati giorni in cui l’acqua si è abbattuta sulle coste con una violenza che nemmeno gli anziani ricordavano, colpendo duramente isole come Lampedusa. Eppure, nonostante le condizioni meteo senza precedenti, le persone continuano ad attraversare il mare. Questo dovrebbe farci riflettere sul diritto a migrare e sulla costrizione a farlo. Chiunque avesse avuto un’altra scelta non si sarebbe trovato in mare con quel tempo, questo rivela il livello di disperazione di chi attraversa il Mediterraneo. La libertà di movimento non può essere chiamata tale quando l’unica opzione che si ha per fuggire dal Nord Africa è su imbarcazioni di fortuna, spesso sotto il controllo dei trafficanti».

Nonostante l’emergenza, nelle ultime settimane non si è vista una risposta attenta da parte del governo, né per i danni del ciclone, né per i dispersi. «Nessuna parola sugli eventi testimoniati dagli operatori a Lampedusa all’arrivo dei sopravvissuti, rimasti in balia delle onde per tre giorni, che si trovavano in condizioni indicibili. Con una persona deceduta dopo l’arrivo a Lampedusa e due gemelline di pochi mesi che sono state inghiottite dal mare durante la traversata, i loro corpi non sono stati ritrovati».

La politica sceglie di non guardare

Il resto è affidato a testimonianze come quella della nave Ocean Viking, che durante un pattugliamento ha trovato un corpo appeso a un galleggiante. L’equipaggio, allo sbarco, ha celebrato un piccolo funerale laico attorno alla salma: un momento di saluto per un essere umano di cui non si sapeva nulla. “Noi ti abbiamo visto, sei stata trovata”. Credo che questo sia il succo di tutto. La cosa terribile è che il governo è pienamente consapevole dell’ennesima tragedia, ma sceglie di non guardare. Anzi, decide di insabbiarla, utilizzando i soldi dei contribuenti per alimentare quel “muro di gomma” nel Mediterraneo e fare in modo che nessuno riesca ad attraversarlo».

Sempre peggio con il Patto su migrazione e asilo

Oggi tutto è focalizzato sulla delega delle responsabilità ai Paesi terzi, affinché contengano o catturino le persone in mare per riportarle indietro. «Ma stiamo andando oltre con l’attuazione del Nuovo Patto su Migrazione e Asilo», continua Linardi. «Anche chi raggiunge il suolo europeo vedrà aumentare le possibilità di detenzione e rimpatrio forzato, persino se appartenente a gruppi vulnerabili come famiglie e minori. Aumentano i poteri di controllo e irruzione delle forze di polizia, arrivando a legittimare vere e proprie retate nelle case. È uno stile che ricalca l’ICE statunitense, che l’Europa sta preparando da anni. Nonostante le evidenze di violenze perpetrate dagli agenti di Frontex, l’agenzia Ue gode di una impunità diffusa. È un meccanismo che diventerà sempre più legittimato nelle sue violenze e nel calpestamento dei diritti fondamentali».

I diritti che perdiamo tutte e tutti

Tra pochi giorni ricorre l’anniversario della strage di Cutro del 26 febbraio 2023. Un naufragio dove sono morte 94 persone, tra cui 35 minori. Lo stesso che ha dato il nome all’ennesima norma repressiva del governo nei confronti dei migranti e delle ong che fanno ricerca e soccorso in mare. «Questo dimostra una modalità d’azione del Governo che sfrutta persino le tragedie per applicare norme ancora più vessatorie», conclude Linardi. «Oggi assistiamo a un’opinione pubblica impermeabile, che fatica a capire come queste politiche, partendo dai più vulnerabili, arrivino gradualmente a erodere i diritti di tutte e tutti. Quella che osserviamo è una resistenza preoccupante rispetto alla difesa dei diritti e al modo in cui, silenziosamente, ci vengono sottratti».

(fonte: vita.it – Anna Spena)