• 9 Febbraio 2026 9:47

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della XV settimana del Tempo Ordinario

Letture: Es 11,10-12,14   Sal 115   Mt 12,1-8

Riflessione biblica

“Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 12,1-8). vangelo-2-300x199 Misericordia e non sacrificiLa misericordia è il centro portante della spiritualità di Gesù. Egli non vuole che si violi il sabato o la domenica, ma che al di sopra di ogni legge, per quanto importante sia, ci stia l’amore a Dio e al prossimo, “da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,40). Il sabato o la domenica sono importanti: è il giorno del Signore, in cui l’uomo entra in comunione con Dio, l’adora e ne ascolta la Parola che guida la vita. Ma sabato o domenica non sono l’assoluto della Legge divina. Solo l’amore è l’assoluto, non il precetto. L’amore ci insegna a rispettare il sabato-domenica, per non essere schiavi del nostro lavoro e delle nostre preoccupazioni terrene e avere quell’equilibrio interiore che ci dà pace e ci fa sentire veri figli di Dio, fratelli nell’amore per gioire e celebrare insieme le lodi di Dio. L’amore ci insegna ad andare oltre il precetto e a realizzare l’amore a Dio e al prossimo. Il guaio del fariseismo consiste nel tradire lo spirito della Legge: essa è stata data per guidare l’uomo nella via dell’amore. Gesù, con la sua autorità: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (Mt 12,8), ci invita a mettere al centro del comportamento spirituale la“ legge dell’amore”, e al cuore di essa l’agire per misericordia. Spesso giudichiamo il prossimo perché non osserva questo o quell’altro precetto o semplicemente il suo agire non corrisponde al nostro modo di vedere “ciò che è giusto”. Gesù ha cercato argomenti per scusare i suoi discepoli: il comportamento di David e quello dei sacerdoti nel culto divino. Ma l’argomento più importante è: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Inutile giudicare il nostro prossimo per le sue inadempienze, più proficuo è amare usando misericordia per le sue fragilità. Usiamo il metro della misericordia, “perché con il metro con cui giudichiamo saremo giudicati” (Mt 7,2).

Lettura esistenziale

ebrei-300x169 Misericordia e non sacrifici«Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato» (Mt 12,7s). La religione non è sacrificio: guarisce la vita, fornisce consistenza e profondità; non la mortificazione dà lode a Dio, ma la vita piena, forte, vibrante, appassionata. Gesù mangia con Matteo, mangia con me, e mi assicura che il principio della salvezza non sta nei miei digiuni per lui, bensì nel suo mangiare con me. Ci guarisce fermandosi con noi: la sua vicinanza è la medicina, un flusso di vita che mi consegna, insieme a strade, festa, sogni, comunione. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori. Qual è il merito dei peccatori? Nessuno. Sono coloro che non ce la fanno, che non sono all’altezza, ma scoprono un Dio che si è fermato a guardarli. Dio non si merita, si accoglie. Gesù cerca il peccatore che è in me. Non per assolvere un lungo elenco di peccati, è poca cosa, ma per impadronirsi della mia debolezza profonda. E lì incarnarsi. Beata debolezza! E io, felice d’essere debole, dimoro nella misericordia, che mi conduce verso un Regno pieno non di santi, ma di peccatori perdonati, di gente come me. Quando sono debole è allora che sono forte. Nessun lassismo però. Vuoi restare nel peccato perché abbondi la grazia? Assurdo (Rm 6,1). Ma oggi mi godo la festa del peccatore che ha scoperto un Dio più grande del suo cuore. Solo questo mi converte ancora (Ermes Ronchi).